18 ottobre 2018: una data fatidica per gli appalti pubblici

Nel lungo e graduale processo di attuazione concreta del D. Lgs. n. 50/2016, il prossimo 18 ottobre rappresenta senza dubbio la data più significativa ed impegnativa per Stazioni Appaltanti ed Operatori Economici, per le novità operative e procedurali che a quella data dovrebbero entrare in vigore, tutte finalizzate alla completa digitalizzazione delle procedure di gara.

Dal 18 ottobre, infatti:

  • entra in vigore l’obbligo di uso dei mezzi di comunicazione elettronici nello svolgimento delle procedure di aggiudicazione, con conseguente obbligo a carico delle Stazioni Appaltanti di dotarsi di piattaforme telematiche per la gestione delle gare (v. art. 40, comma 2, D. Lgs. n. 50/2016);
  • il DGUE dovrà essere predisposto esclusivamente in conformità alle regole tecniche che saranno emanate da AgID ai sensi dell’art. 58 comma 10 del Codice dei contratti pubblici. Per tutte le procedure di gara bandite a partire dal 18 ottobre, eventuali DGUE di formati diversi da quello definito dalle citate regole tecniche saranno considerati quale documentazione illustrativa a supporto” (v. Comunicato del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti del 30/03/2018, a cui peraltro è sfuggito probabilmente che AgID ha già emanato le regole tecniche aggiuntive con la Circolare n. 3 del 6 dicembre 2016);
  • l’AVCPass viene sostituita ad ogni effetto dalla BDOE (Banca dati nazionale degli operatori economici), progettata, gestita e sviluppata dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ai sensi dell’art. 81, comma 2, D. Lgs. n. 50/2016, e tramite la quale saranno resi disponibili i dati e i documenti relativi ai requisiti di carattere generale, tecnico-professionale ed economico e finanziario necessari per la partecipazione degli operatori economici alle procedure disciplinate dal codice e per il controllo in fase di esecuzione del contratto della permanenza dei suddetti requisiti. Nel rinviare, sul punto, al parere del Consiglio di Stato n. 1126 del 27/04/2018 sullo schema di decreto a tal fine proposto dal MIT, si segnala in particolare che, dall’architettura di detto decreto, emerge che:
  1. al di là del nome utilizzato, la BDOE non costituisce una vera e propria “banca dati”, intesa come un insieme organizzato di dati, conservati fisicamente in un hardware di proprietà e gestione del titolare (MIT), ma è piuttosto concepita come un centro di scambio e distribuzione di dati, un intermediario tra le Stazioni Appaltanti e i registri pubblici, gli altri registri, o in generale i soggetti proprietari o gestori di dati necessari alle finalità di verifica dei requisiti di cui all’art. 81 del Codice;
  2. in quanto basata sulla interoperabilità tra sistemi (quello richiedente delle Stazioni Appaltanti e quello di riscontro degli enti certificatori), la BDOE esige che sia la richiesta sia la risposta debbano avvenire con mezzi informatici, e quindi che il dato richiesto non potrà viaggiare più su supporto cartaceo.