Il punto su RTI verticali e orizzontali

La sentenza in commento si è occupata, con notevole chiarezza, della distinzione tra raggruppamenti d’imprese verticali e orizzontali e degli effetti della differente qualificazione in ordine alla titolarità dei requisiti di partecipazione, al riparto delle attività da svolgere e a quello delle responsabilità.

La vicenda concreta muove dal ricorso presentato da un R.T.I. avverso il provvedimento che l’ha esclusa, per difetto di un requisito di partecipazione in capo alla mandataria, da una procedura di affidamento di servizi di progettazione. La ricorrente lamentava l’illegittimità di detto provvedimento sul presupposto che trattavasi di R.T.I. verticale.

Il Collegio, nel decidere la vertenza, ha anzitutto richiamato l’art. 48 c.c.p., che

nel ricalcare pedissequamente il precedente art. 37, comma 2, del d.l.vo n. 163/2006 – prevede che: “Nel caso di forniture o servizi, per raggruppamento di tipo verticale si intende un raggruppamento di operatori economici in cui il mandatario esegue la prestazione di servizi o di forniture indicati come principali anche in termini economici, i mandanti quelle indicate come secondarie

Il TAR ha quindi richiamato la giurisprudenza del Consiglio di Stato sulla distinzione tra raggruppamenti d’imprese

l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (sentenza 13 giugno 2012 n. 22) ha chiarito che “La distinzione tra a.t.i. orizzontali e a.t.i. verticali ….. poggia sul contenuto delle competenze portate da ciascuna impresa raggruppata ai fini della qualificazione a una determinata gara: in linea generale, l’a.t.i. orizzontale è caratterizzata dal fatto che le imprese associate (o associande) sono portatrici delle medesime competenze per l’esecuzione delle prestazioni costituenti l’oggetto dell’appalto, mentre l’a.t.i. verticale è connotata dalla circostanza che l’impresa mandataria apporta competenze incentrate sulla prestazione prevalente, diverse da quelle delle mandanti, le quali possono avere competenze differenziate anche tra di loro, sicché nell’a.t.i. di tipo verticale un’impresa, ordinariamente capace per la prestazione prevalente, si associa ad altre imprese provviste della capacità per le prestazioni secondarie scorporabili”;

In tema di responsabilità derivante dai raggruppamenti, il Collegio richiamandosi nuovamente all’art. 48, comma 5, c.c.p. per il quale

L’offerta degli operatori economici raggruppati o dei consorziati determina la loro responsabilità solidale nei confronti della stazione appaltante, nonché nei confronti del subappaltatore e dei fornitori. Per gli assuntori di lavori scorporabili e, nel caso di servizi e forniture, per gli assuntori di prestazioni secondarie, la responsabilità è limitata all’esecuzione delle prestazioni di rispettiva competenza, ferma restando la responsabilità solidale del mandatario”; insomma, nelle a.t.i. orizzontali ciascuna delle imprese riunite è responsabile solidalmente nei confronti della stazione appaltante, mentre nelle a.t.i. verticali le mandanti rispondono ciascuna per le prestazioni assunte e la mandataria risponde in via solidale con ciascuna delle imprese mandanti in relazione alle rispettive prestazioni secondarie;

Con specifico riferimento alle dichiarazioni obbligatorie per le A.T.I. verticali

le imprese partecipanti alla gara in a.t.i. hanno l’obbligo di indicare in sede di presentazione dell’offerta le parti di servizio imputate a ciascun operatore raggruppato, e ciò persegue, in primo luogo, la finalità di consentire alla stazione appaltante l’accertamento dell’impegno e dell’idoneità delle imprese, indicate quali esecutrici delle prestazioni di servizio in caso di aggiudicazione, a svolgere effettivamente le parti di servizio indicate, in particolare consentendo la verifica della coerenza dell’offerta con i requisiti di qualificazione, e dunque della serietà e dell’affidabilità dell’offerta stessa (ex multis, T.A.R. Puglia Lecce, sez. III, 09 agosto 2017, n. 1384; Consiglio di Stato, sez. V, 07 dicembre 2017, n. 5772; Consiglio di Stato, sez. VI, 22 luglio 2014, n. 3900);

Il T.A.R. ha quindi ricordato che le A.T.I. non costituiscono un soggetto autonomo

l’aggregazione economica di potenzialità organizzative e produttive per la prestazione oggetto dell’appalto, connotante l’istituto delle associazioni di imprese, non dà luogo alla creazione di un soggetto autonomo e distinto dalle imprese che lo compongono, né ad un loro rigido collegamento strutturale, grava su ciascuna impresa, ancorché mandante, l’onere di documentare il possesso dei requisiti di capacità tecnico professionale ed economico finanziaria richiesti per l’affidamento dell’appalto. L’indicazione delle parti di servizio imputate alle singole imprese associate o associande si rende dunque necessaria per evitare l’esecuzione di quote rilevanti dell’appalto da parte di soggetti sprovvisti delle qualità all’uopo occorrenti. È proprio in funzione del controllo (alla stregua dei criteri determinati nel bando) dell’idoneità delle imprese raggruppate a svolgere il servizio oggetto dell’affidamento, che si rende necessaria la determinazione delle parti di servizio che ciascuna impresa raggruppata o raggruppanda intende svolgere (cfr Consiglio di Stato, Ad. Pl., 13 giugno 2012, n. 22);

Infine, relativamente al rapporto fra le quote, il Collegio ha precisato che

quanto al rapporto tra quote di esecuzione del servizio e quote di qualificazione, la giurisprudenza precisa che per gli appalti di servizi si impone alle imprese raggruppate solo “l’obbligo di indicare le parti del servizio facenti capo a ciascuna di esse, senza pretendere anche l’obbligo della corrispondenza fra quote di partecipazione e quote di esecuzione, fermo restando, però, che ciascuna impresa va qualificata per la parte di prestazioni che si impegna ad eseguire, nel rispetto delle speciali prescrizioni e modalità contenute nella normativa di gara” (cfr. Consiglio di Stato, Ad. Pl., 30 gennaio 2014, n. 7; Consiglio di Stato, Ad. Pl., 28 agosto 2014, n. 27).

Un tanto premesso, il T.A.R. ha quindi accolto il ricorso  sulla base del fatto che

l’obbligo per la mandataria di un raggruppamento temporaneo di eseguire “le prestazioni di servizi….indicati come principali anche in termini economici” – previsto dall’art. 48, comma 2 del d.l.vo 2016 n. 50, già art. 37 comma 2, del d.l.vo 2006 n. 163 – va interpretato tenendo conto della disciplina generale dei raggruppamenti verticali, caratterizzata dal fatto che la mandataria è comunque responsabile in solido con le mandanti e, dovendo eseguire la prestazione principale, deve essere qualificata al 100{762847985c7c6f4b77af472e9a7a81d0e2f691b9e16681b9c949c66471270426} con riferimento a tale prestazione, in coerenza col principio già richiamato per cui “ciascuna impresa va qualificata per la parte di prestazioni che si impegna ad eseguire”;

in tale contesto, la previsione dell’art. 261, comma 7, del d.p.r. 2010 n. 207 va riferito, nella parte in cui consente alla stazione appaltante di prevedere che la mandataria debba possedere una percentuale minima degli stessi requisiti comunque non superiore al sessanta per cento, ai soli raggruppamenti di tipo orizzontale, perché in essi ciascuna delle imprese partecipanti è portatrice della medesima competenza, sicché, se anche la mandataria esegue una percentuale di prestazioni inferiore al 60{762847985c7c6f4b77af472e9a7a81d0e2f691b9e16681b9c949c66471270426}, la stazione appaltante, a maggior garanzia della capacità del RTI di eseguire la prestazione, le può imporre di possedere fino al 60 {762847985c7c6f4b77af472e9a7a81d0e2f691b9e16681b9c949c66471270426} dei requisiti di partecipazione;

tale esigenza non è configurabile nei RTI di tipo verticale, in cui la mandataria esegue solo la prestazione principale, sicché, ferma restando la sua responsabilità solidale, sarebbe contrastante con la ratio stessa dei raggruppamenti verticali, imporre alla mandataria il possesso di una percentuale di requisiti in relazione a prestazioni che non deve eseguire (sul punto T.A.R. Veneto, sez. I, 19 agosto 2014, n. 1172; Tar Campania Napoli, sez. I, 27 maggio 2016, n. 2737; Consiglio di Stato, sez. VI, 22 luglio 2014, n. 3900; in argomento, si considerino anche le determinazioni AVCP n. 5/2010 e 4/2012).

(T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. I, sentenza n. 439 pubblicata il 14 febbraio 2018)