Per la domanda risarcitoria serve una manifestazione di interesse

La sentenza in commento si è pregevolmente occupata, facendo anche il punto sullo stato della giurisprudenza amministrativa in materia, dell’interesse alla pronuncia di annullamento del provvedimento, impugnato in sede giudiziale e che abbia concluso i suoi effetti, ai fini dell’accoglimento della domanda risarcitoria.

La decisione muove dal ricorso presentato da un operatore economico avverso il provvedimento che aveva revocato una concessione in suo favore (il cui termine di scadenza è spirato comunque nelle more del giudizio).

Il Collegio, nel decidere la questione, ha mosso il proprio ragionamento dal tenore letterale della norma

Ai sensi dell’articolo 34, comma 3, del Codice del processo amministrativo, “quando, nel corso del giudizio, l’annullamento del provvedimento impugnato non risulta più utile per il ricorrente, il giudice accerta l’illegittimità dell’atto se sussiste l’interesse ai fini risarcitori”.

ed ha richiamato un proprio precedente in merito

Come rammentato dalla Sezione (cfr. TAR Catania, I, 13.8.2018, n. 1696) in un’ipotesi in cui espressamente era stato richiesto un pronunciamento ai fini risarcitori, <<secondo gli approdi più recenti della giurisprudenza del Consiglio di Stato (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 05/12/2016, n. 5102) dopo qualche oscillazione iniziale (si veda ad. es. sez. V, 14 dicembre 2011, n. 6541), ai fini dell’applicazione del combinato disposto dell’art. 34, comma 3, e dell’art. 30, comma 5, c.p.a. (per i quali, rispettivamente, “quando, nel corso del giudizio, l’annullamento del provvedimento impugnato non risulta più utile per il ricorrente, il giudice accerta l’illegittimità dell’atto se sussiste l’interesse ai fini risarcitori” e “quando sia stata proposta azione di annullamento, la domanda risarcitoria può essere formulata anche sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza”), non è necessaria una specifica istanza dell’interessato (cfr., anche per più ampia argomentazione, sez. V, 12 maggio 2011, n. 2817; sez. V, 24 luglio 2014, n. 3939; sez. V, 28 luglio 2014, n. 3997). Unico presupposto necessario, perché il giudice accerti e dichiari comunque l’illegittimità dell’atto impugnato, è che, indipendentemente dall’utilizzo di formule sacramentali, emerga la reale e inequivoca intenzione del ricorrente di ottenere una pronuncia di accertamento della illegittimità del provvedimento>>.

I Giudici hanno quindi esaminato il contrasto giurisprudenziale in essere

Il Collegio è consapevole di un dibattito giurisprudenziale “ancora aperto” (cfr. C.G.A. 28.11.2016, n. 433), secondo il quale «se per un verso è vero che il comma 3 dell’art. 34 del c.p.a. statuisce (con disposizione di carattere processuale da ritenersi applicabile anche ai processi in corso alla data del 16 settembre 2010) che “quando, nel corso del giudizio, l’annullamento del provvedimento impugnato non risulta più utile per il ricorrente, il giudice accerta l’illegittimità dell’atto se sussiste l’interesse ai fini risarcitori”; per altro verso deve ritenersi che gravi sul soggetto istante quanto meno un onere di allegazione di elementi concreti i quali depongano nel senso dell’effettiva sussistenza di un interesse ai fini risarcitori. E’ evidente che non sarà necessaria in siffatte ipotesi la prova piena del fatto illecito generatore di danno; ma neppure può ammettersi (in base a una sorta di “errore pendolare’) che la mera e indimostrata allegazione di un generico interesse ai fini risarcitori possa rappresentare un vero e proprio passepartout attraverso il quale scardinare (rectius: aggirare) il dato oggettivo costituito dall’insussistenza di un interesse all’ulteriore coltivazione del ricorso e attraverso cui far surrettiziamente rientrare nel giudizio un interesse all’impugnativa di cui si sia in concreto accertata l’insussistenza» (Cons. St., VI, 20 luglio 2011 n. 4388).

Il T.A.R. ha quindi affermato che

Ritiene, quindi, necessario, quanto meno, a fronte di un fatto sopravvenuto che fa perdere l’interesse alla pronuncia di annullamento, una manifestazione della utilità di un residuo pronunciamento proprio in vista dell’inutilità dell’annullamento dell’atto impugnato.

Il Collegio ha precisato che

Se può dirsi, infatti, per quanto detto, parzialmente superato l’orientamento di questo Tribunale (cfr. TAR Catania, III, 22.11.2012, n. 2646), secondo il quale <<l’interesse alla decisione nel merito, quanto meno nella sua dimensione risarcitoria, deve essere manifestato dal ricorrente con apposita domanda o riserva in seno al processo volto all’accertamento della sussistenza dei presupposti necessari per riconoscere il diritto al risarcimento del danno>>, non può neanche concordarsi con il principio della sola “iniziativa d’ufficio”.

poiché

Con la detta decisione n. 2646/12, era stato evidenziato che la questione adesso in esame era <<stata oggetto di rilevanti oscillazioni giurisprudenziali, sintetizzate dalla decisione del Consiglio di Stato, sez. V, 14 dicembre 2011, n. 6539, i cui passaggi salienti vanno rammentati.

I Giudici hanno quindi ritenuto estremamente rilevante riportare i passaggi centrali della motivazione della citata sentenza di Palazzo Spada, che hanno riportato ampiamente (che qui tralasciamo, potendo il Lettore agevolmente leggere la sentenza dal link già indicato), per ricollegarsi poi alla propria decisione dell’anno 2012

Il Collegio, continua la sentenza n. 2646/12 di questo Tribunale, <<a fronte delle apprezzabili opposte tesi, ritiene preferibile la prima, in quanto, per un verso, valorizza il principio di economia del giudizio, per un altro, considera che la parte interessata, ove voglia comunque accedere a una successiva domanda di risarcimento del danno, non resta pregiudicata da una mancata pronuncia caducatoria (di annullamento), in quanto il giudizio si conclude con la semplice declaratoria della insussistente persistenza dell’interesse nel merito al ricorso.

<<Invero, ove il ricorrente manifesti il proprio interesse, azionando una specifica domanda in seno al medesimo processo o nei termini del suo passaggio in giudicato, il giudice, in presenza dell’ormai conclamata inutilità dell’annullamento dei provvedimenti amministrativi per carenza di interesse, potrà (e dovrà) accertare la sussistenza delle ragioni originarie azionate proprio al fine di verificare la sussistenza stessa del presupposto danno risarcibile, in ogni caso dipendente dall’attività illegittima dell’Amministrazione.

<<In somma sintesi, quindi, è la domanda risarcitoria (anche nella forma generica) che, nell’ipotesi di non sopravvivenza dell’interesse all’annullamento di un provvedimento amministrativo, qualifica la permanenza ad una decisione “nel merito”, espressione, questa, in ogni caso, non più del potere di annullamento, ma di accertamento da parte del Giudice Amministrativo della sussistenza dell’originaria illegittimità dell’attività amministrativa, quale presupposto per riconoscere il diritto al risarcimento del danno.

<<Richiedere comunque l’attività valutativa, spesso complessa, in assenza di domanda di risarcimento, rilasciando al Giudice il potere di valutazione ex officio, oltre che contrastare con i principi della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, finisce con realizzare la celebrazione di processi e la stesura di decisioni potenzialmente inutili.

<<Sicché, in definitiva, solo ove la parte manifesti il proprio interesse risarcitorio, permane l’interesse che il Giudice valuti la persistenza all’accertamento delle ragioni trasfuse nel ricorso>>.

Il T.A.R. ha quindi concluso affermando che

Una posizione intermedia, in conclusione, cui il Collegio ritiene di dover accedere, pare possa cogliersi nella necessità che venga manifestata non già la domanda risarcitoria ab origine o necessariamente una riserva, ma la permanenza di un interesse alla decisione in vista della sopravvenuta inutilità dell’annullamento del provvedimento impugnato (in questo caso per lo spirare del termine del provvedimento annullato in via amministrativa).

(T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. I, sentenza n. 1756 pubblicata il 3 settembre 2018)