L’indicazione dei criteri di valutazione per le concessioni

La pronuncia in commento si è occupata (anche) del grado di specificità nell’indicazione dei criteri di valutazione in caso di affidamento di concessioni.

Secondo il ricorrente, infatti, i criteri indicati dall’amministrazione erano illegittimi per

violazione dell’art. 95, co. 8, del d.lgs. n. 50/2016, secondo cui “I documenti di gara ovvero, in caso di dialogo competitivo, il bando o il documento descrittivo elencano i criteri di valutazione e la ponderazione relativa attribuita a ciascuno di essi, anche prevedendo una forcella in cui lo scarto tra il minimo e il massimo deve essere adeguato”.

Il Collegio, al contrario, ha ritenuto che l’articolo 95 c.c.p. non sia

utilmente invocabile quale parametro di legalità per la procedura per cui vi è ricorso.

poiché

la gara ha ad oggetto l’aggiudicazione di una concessione di servizi alla quale non è applicabile la regola sancita nell’art. 95 cit. in virtù di quanto disposto dall’art. 173, comma 2, prima parte, del d. lgs. n. 50/2016, secondo cui “Fermo restando quanto previsto dal comma 1, e comunque in deroga all’art. 95, la stazione appaltante elenca i criteri di aggiudicazione in ordine decrescente di importanza”.

Conseguentemente, il T.A.R. ha affermato che

In materia di concessioni non è dunque richiesto, come per gli appalti, che la lex specialis contenga la puntuale ponderazione dei criteri di valutazione, avendo il legislatore preferito accordare alla commissione di gara un maggiore spazio di autonomia nella definizione della griglia dei punteggi attribuibili alle offerte, eventualmente a completamento di quella predisposta dalla stazione appaltante, salvo in ogni caso il vincolo dell’ordinazione gerarchica di detti criteri da parte di quest’ultima.

(T.A.R. Basilicata, Potenza, Sez. I, sentenza n. 635 pubblicata il 18 settembre 2018)