Omessa indicazione delle categorie SOA nel bando

La sentenza in commento si è occupata delle conseguenze dell’omessa indicazione da parte della stazione appaltante nel bando di gara delle categorie prevalente e scorporabili della componente lavori.

Il Collegio, nel decidere il ricorso avverso la lex specialis di gara presentato da un operatore economico, ha anzitutto ricordato che

la giurisprudenza non ha ritenuto tale ipotesi [l’omessa indicazione delle categorie, n.d.r.] annoverabile tra quelle idonee a generare un immediato effetto lesivo per i potenziali aspiranti alla partecipazione (cfr. da ultimo Cons. Stato, Ad. plen., sentenza 26 aprile 2018, n. 4, punto 16.5 della motivazione dove tali ipotesi vengono elencate).

Quanto all’ammissibilità del ricorso avverso la lex specialis di gara, i Giudici hanno poi evidenziato che

Con specifico riferimento alla fattispecie in contestazione il Consiglio di Stato, III, con sentenza 18 luglio 2017, n. 3541 ha inoltre precisato (cfr. punto 12.5.2 della motivazione) che “l’onere di immediata impugnazione è circoscritto dalla giurisprudenza alle ipotesi in cui risulti impedita o resa ingiustificatamente difficoltosa la partecipazione…. tra le quali non rientra quella della lex specialis lacunosa rispetto ad obblighi (oneri) di qualificazione richiesti dalla legge”.

Aggiunge il Consiglio di Stato che “…a fronte della lacuna presente nella legge di gara e, dunque, dell’omessa indicazione di elementi obbligatoriamente prescritti dall’ordinamento giuridico, soccorre il meccanismo della “inserzione automatica di clausole”, sulla base della normativa vigente in materia, analogamente a quanto previsto in ambito contrattual-civilistico dagli artt. 1339, 1374 cod. civ. (cfr. in tal senso, tra le altre, Cons. Stato, V, n. 2448/2014, n. 3811/2013)

Da tale considerazione il T.A.R. ha quindi dedotto che

la riconosciuta eterointegrazione in ordine ai requisiti di qualificazione non consente di ritenere il bando affetto da illegittimità (cfr. punti 13 e 14 della motivazione; cfr. di recente sul punto anche T.A.R. Toscana, sez. I, 30 gennaio 2018,  n. 146).

con la conseguenza che

il motivo, oltre che inammissibile – trattandosi di clausola non escludente -, è anche infondato nel merito

(T.A.R. Molise, Campobasso, Sez. I, sentenza n. 536 pubblicata il 20 settembre 2018)