Appalto di servizi tecnici: la determinazione del corrispettivo

La sentenza in esame si è occupata della corretta determinazione del corrispettivo, anche in relazione ai parametri legali, per l’affidamento di servizi di ingegneria.

La decisione muove dal ricorso, presentato dall’Ordine degli Ingeneri e degli Architetti, avverso il bando di gara per l’affidamento di servizi tecnici di ingegneria ed architettura col quale l’ente esponenziale lamentava

la violazione delle disposizioni poste a tutela della determinazione dei corrispettivi delle prestazioni professionali rese dai propri iscritti in favore delle amministrazioni aggiudicatrici, sostenendo in sintesi che la determinazione del compenso posto a base di gara non terrebbe in alcun conto, contrariamente a quanto imposto dall’art. 24 del d.lgs. n. 50/2016, i parametri stabiliti dal d.m. 17.6.2016.

Il Collegio, nel decidere il ricorso, ha anzitutto richiamato il dato normativo

Il comma 8 dell’art. 24 del decreto legislativo n. 50/2016 rubricato “Progettazione interna e esterna alle amministrazioni aggiudicatrici in materia di lavori pubblici” dispone: Il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, approva, con proprio decreto, da emanare entro e non oltre sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente codice, le tabelle dei corrispettivi commisurati al livello qualitativo delle prestazioni e delle attività di cui al presente articolo e all’articolo 31, comma 8. I predetti corrispettivi sono utilizzati dalle stazioni appaltanti quale criterio o base di riferimento ai fini dell’individuazione dell’importo da porre a base di gara dell’affidamento.

Tale norma, secondo i Giudici, chiarisce

l’intenzione del legislatore di stabilire uno standard dei compensi professionali che sia garanzia di qualità delle prestazioni richieste ai professionisti intellettuali che progettano opere pubbliche.

In particolare, il T.A.R. ha specificato che

il tenore del citato art. 24 non sancisce alcun obbligo delle amministrazioni di trasporre negli avvisi di gara i corrispettivi indicati nel decreto ministeriale

ma che

ciò non implica che le amministrazioni aggiudicatrici siano senz’altro libere di stabilire il corrispettivo a base di gara delle prestazioni di progettazione e direzione dei lavori, perché tanto equivarrebbe a dare un’interpretazione abrogativa della citata disposizione.

In questa seconda ipotesi, infatti,

Sarebbe sufficiente […] per giustificare la più ampia discrezionalità delle stazioni appaltanti, svincolata da alcun riferimento ai parametri ministeriali, il richiamo ai principi di economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa per legittimare decisioni, quale quella oggetto di gravame, che, al fine di garantire il massimo risultato nell’impiego delle risorse stanziate, riduca proporzionalmente gli oneri per relative le spese tecniche.

La norma, infatti, stabilisce un

obiettivo di qualità delle prestazioni tecnico-professionali che l’art. 24 del decreto legislativo n. 50/2016 [che] intende perseguire richiamando le stazioni appaltanti alla doverosa verifica di compatibilità del compenso stabilito in concreto con i corrispettivi (stabiliti in astratto) e commisurati al livello qualitativo delle prestazioni e delle attività di cui al presente articolo.

Nel caso di specie la stazione appaltante aveva stabilito che

le spese tecniche […] non [dovessero] eccedere le percentuali del 6% e 8% dell’importo dei lavori e solo all’interno dei dette percentuali [faceva] salve le valutazioni sulla natura dell’opera e sull’entità dell’impegno intellettuale richiesto.

Conseguentemente il Collegio ha accolto il ricorso, annullando la lex specialis di gara, sul rilievo che

Ne risulta stravolta la stessa ratio dell’art. 24 citato perché ai parametri ivi stabiliti, commisurati alla qualità delle prestazioni, la [stazione appaltante] sostituisce propri parametri, fissati percentualmente, del tutto svincolati dal livello qualitativo delle prestazioni e attività di progettazione, né vale a ricondurli nell’alveo dell’art. 24 il fatto che gli importi a base d’asta siano stabiliti, all’interno del tetto massimo stabilito in astratto da detta nota, in ragione della natura dell’opera e dell’impegno intellettuale richiesto poiché è la stessa preventiva limitazione nel massimo che costituisce una non consentita deroga generale e astratta ai parametri ministeriali.

La finalità perseguita dalla disposizione in rassegna appare pertanto pretermessa dalla stazione appaltante che, pur avendo provveduto alla quantificazione delle spese tecniche in conformità con i parametri ministeriali, ne ha poi ridotto l’entità del 45,63{ec70f1532039ce8d999f358f1f2bde2ad5f3183145492ba632f2d0cc7cc0b81a} sul solo presupposto di doversi conformare alle prescrizioni regionali, mentre avrebbe dovuto stabilire, in concreto, l’importo a base d’asta per le attività messe a gara, giustificandolo sulla base dell’importo risultante dall’applicazione dei soli parametri ministeriali.

(T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, Sez. I, sentenza n. 331 pubblicata il 9 agosto 2018)