Omessa sottoscrizione del contratto da parte della Stazione Appaltante

La sentenza in esame si è occupata dell’omessa sottoscrizione del contratto d’appalto.

La decisione muove dal ricorso, presentato dall’aggiudicatario, avverso il silenzio serbato dalla stazione appaltante sulla richiesta di sottoscrivere il contratto d’appalto di servizi a suo tempo affidato al ricorrente e da esso già completamente adempiuto.

Il Collegio, nel decidere il ricorso, ha anzitutto ricordato che

Il presupposto del ricorso avverso il silenzio-rifiuto è, invero, la sussistenza di un obbligo giuridico di provvedere da parte dell’Amministrazione, il quale è configurabile solamente a fronte di un’istanza del privato che implichi l’adozione di un provvedimento autoritativo e doveroso previsto dalla legge (cfr. T.A.R. Veneto, sez. II, 12 giugno 2014, n. 778; T.A.R. Emilia-Romagna, sez. II, 14 febbraio 2014, n. 186).

I Giudici hanno quindi analizzato la normativa previgente,

Orbene, deve ricordarsi, a tale proposito, che l’art. 11, d.lgs. 163/2006 – oggi abrogato – al comma 9 dispone che, divenuta efficace l’aggiudicazione definitiva, la stipulazione del contratto d’appalto o di concessione ha luogo entro il termine di 60 giorni, salvo diverso termine previsto e che la giurisprudenza ha messo in evidenza che, a fronte di tale previsione, sussiste un interesse legittimo del privato alla stipulazione del contratto, tutelabile ex art. 31 c.p.a., laddove la stipulazione non avvenga nel termine previsto; fermo restando che l’aggiudicatario può solo ottenere un provvedimento che obblighi l’amministrazione a pronunciarsi sulla sorte del contratto, ben potendo quest’ultima rifiutarsi di sottoscriverlo a fronte di imprescindibili e motivate esigenze pubbliche (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, 13 giugno 2017, n. 6953).

Il T.A.R. ha quindi sussunto tali principi al caso di specie

È, tuttavia, evidente che, nel caso in esame, la stipulazione del contratto – o l’adozione degli atti ad essa propedeutici – non rileverebbero quale esercizio di una potestà provvedimentale autoritativa, volta ad esprimere la volontà dell’ente di vincolarsi pattiziamente per ottenere, dietro pagamento di un corrispettivo, l’erogazione di un servizio pubblico.

Piuttosto, la determina a contrarre – che nell’impianto del d.lgs. 50/2016, così come in quello del d.lgs. 163/06 deve precedere l’avvio delle procedure di affidamento dei contratti pubblici (cfr. art. 11, co. 2 d.lgs. 163/06 e art. 32, co. 2 d.lgs. 50/16) – avrebbe, nel caso di specie, la sola funzione di dare veste formale ad un rapporto che è già stato interamente eseguito, pur in assenza di un accordo formale ed a fronte delle sole ordinanze contingibili e urgenti di cui si è fatta menzione.

Rigettando quindi il ricorso proposto dall’operatore economico per mancanza dei presupposti, ma chiarendo in ogni caso che

Quanto osservato non toglie che alla società ricorrente sia dovuto il giusto compenso per l’attività svolta e che la stessa potrà a tal fine agire giudizialmente, anche ai sensi dell’art. 2041 c.c.

(T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. I, sentenza n. 1719 pubblicata il 20 agosto 2018)