Subappalto necessario e requisiti professionali

Con la sentenza in commento la Seconda Sezione del T.A.R. di Torino si è occupata del requisito di idoneità professionale costituito dall’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e del suo rapporto con il c.d. subappalto necessario.

La vicenda in esame traeva origine dal ricorso presentato da un’operatore economico il sosteneva che il requisito professionale di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali non potesse essere soddisfatto mediante il ricorso al subappalto, come invece fatto dalla controinteresata, né mediante avvalimento (stante il tenore dell’art. 89, comma 19, Cod. App.), mentre la controinteressata e la stazione appaltante qualificavano l’ipotesi de qua come c.d. subappalto necessario.

Nel decidere la controversia, il Collegio ha anzitutto ricordato la natura del subappalto necessario

L’istituto in questione consente di partecipare a gare per l’affidamento di lavori pubblici anche a concorrenti privi delle qualificazioni relative a parte delle lavorazioni, che i predetti prevedono di affidare ad imprese in possesso delle qualificazioni richieste

ed ha ripercorso l’evoluzione della normativa dell’istituto

– il “subappalto necessario” ha trovato disciplina normativa nell’art. 109 del D.P.R. n. 207/2010 (Regolamento di esecuzione del previgente Codice dei contratti pubblici);

– la disciplina ivi contenuta è stata abrogata e sostituita dall’art. 12 del D.L. n. 47/2014 (convertito, con modificazioni, con legge n. 80/2014); in particolare si fa riferimento ai commi 1 e 2;

– il citato art. 12 è stato abrogato dall’art. 217 del D.Lgs. n. 50/2016, a decorrere dalla data di entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti pubblici, limitatamente ai commi 3, 5, 8, 9 e 11;

Con l’entrata in vigore del nuovo Codice, quindi,

restano […] tuttora in vigore i primi due commi che disciplinano, appunto, le categorie riguardanti opere speciali suscettibili di “subappalto necessario” in favore di imprese in possesso delle relative qualificazioni.

Alla luce delle predette considerazioni, il T.A.R. ha quindi dedotto che il subappalto necessario

non appare incompatibile con la nuova disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 50/2016.

Un tanto premesso, il Collegio ha affermato di

non ravvisa[re] ragioni convincenti per escludere che il “subappalto necessario” possa essere utilizzato anche per sopperire alla mancanza del requisito […] costituito dall’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali […]

poiché

il requisito dell’iscrizione all’ANGA, di cui sia privo il concorrente, può essere soddisfatto prevedendo l’affidamento dei lavori che presuppongono il possesso di tale titolo ad altra impresa, iscritta nell’albo per la categoria richiesta.

I Giudici torinesi hanno quindi analizzato la differenza che intercorre, in relazione all’iscrizione ANGA, tra l’istituto del subappalto necessario e quello dell’avvalimento

L’avvalimento, infatti, è ammesso dall’art. 89 in relazione ai “requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico e professionale di cui all’articolo 83, comma 1, lettere b) e c)”, mentre l’iscrizione all’ANGA rientra tra “i requisiti di idoneità professionale” di cui alla lettera a) della norma citata

pertanto

a differenza dei requisiti per cui l’avvalimento è consentito, questi ultimi devono necessariamente essere posseduti dal soggetto che esegue i lavori, che non può avvalersi di altri per dimostrare il possesso del requisito in questione.

Da ciò si può dedurre che

Ed è appunto questo che, per il requisito che qui interessa, distingue l’avvalimento dal “subappalto necessario”: solo quest’ultimo istituto (a differenza dell’avvalimento) garantisce che l’esecutore dei lavori sul cemento-amianto sia effettivamente e personalmente in possesso del relativo requisito di idoneità professionale.

senza dimenticare che

[…]l’avvalimento disciplinato dall’art. 89 del Codice dei contratti pubblici, che al comma 10 espressamente ne vieta l’utilizzo “per soddisfare il requisito dell’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali di cui all’articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.

(T.A.R. Torino, Sez. II, sentenza n. 94 pubblicata il 17/1/2018)