La verifica di anomalia facoltativa

La sentenza in commento si è occupata della facoltà, rimessa alla stazione appaltante dall’art. 97 c.c.p., di sottoporre a verifica l’offerta giudicata anormalmente bassa anche qualora essa non superi la soglia di anomalia.

Il Collegio, nel decidere la questione, ha ricordato che

A mente dell’art. 97, comma 6, D. Lgs. n. 50/2016 “La stazione appaltante in ogni caso può valutare la congruità di ogni offerta che, in base ad elementi specifici, appaia anormalmente bassa”.

e che

La disposizione si pone in armonia con quanto previsto anche nel medesimo art. 97, co 1, cit. (“Gli operatori economici forniscono, su richiesta della stazione appaltante, spiegazioni sul prezzo o sui costi proposti nelle offerte se queste appaiono anormalmente basse, sulla base di un giudizio tecnico sulla congruità, serietà, sostenibilità e realizzabilità dell’offerta”).

Dal tenore letterale della norma i Giudici hanno dedotto che

tale disposizione attribuisce una facoltà esercitabile dall’Amministrazione al ricorrere non già di un presupposto quantitativo vincolato, bensì ad una valutazione discrezionale del caso concreto.

Il sesto comma dell’art. 97 c.c.p., quindi

estende l’ambito di applicazione oggettiva dell’art. 97 cit. a tutte le ipotesi non contemplate dal comma 3, ossia alle offerte che non superano la soglia di anomalia.

(T.A.R. Puglia, Bari, Sez. I, sentenza n. 1354 pubblicata il 19 ottobre 2018)