Punteggio per il possesso della certificazione ISO 14001

Il caso che occorre, muove dall’impugnazione del provvedimento di aggiudicazione nel quale si contesta l’assegnazione di 4 punti aggiuntivi per il rispetto dei criteri ambientali minimi (CAM).

La lex specialis premiava il possesso della certificazione ISO14001; la Commissione decideva di assegnare il punteggio benchè il concorrente (risultato poi aggiudicatario) fosse privo di tale certificazione (ISO14001) e quest’ultima fosse posseduta esclusivamente dalla società controllante produttrice del prodotto offerto.

Prima che il tribunale di primo grado potesse pronunciarsi sul ricorso, la Stazione Appaltante, ritenendo che

  • il requisito in esame atteneva non al prodotto offerto ed alle sue specifiche caratteristiche, quanto piuttosto all’organizzazione aziendale del partecipante alla gara, per il quale la certificazione ISO 14001 provava che tale operatore avesse un sistema di gestione che controllasse e limitasse gli impatti ambientali della propria attività;
  • essendo un requisito dell’impresa e non del prodotto, non avrebbe potuto quindi essere riferito all’impresa concorrente, che pacificamente non ne era titolare, appartenendo invece la certificazione suddetta solo alla casa madre;

disponeva l’annullamento in autotutela dell’aggiudicazione, riconvocando la commissione di gara. Quest’ultima cancellava dalla valutazione tecnica il punteggio Cam-certificazioni, approvando una nuova graduatoria in cui risultava vincitrice la ricorrente.

Conseguentemente il TAR dichiarava la sopravvenuta carenza di interesse, senza pronunciarsi nel merito.

Anche tale provvedimento veniva impugnato (questa volta a parti invertite).

In tale sede veniva quindi confermata la legittimità del provvedimento impugnato, sulla scorta delle seguenti argomentazioni:

la tutela e la salvaguardia dell’ambiente, già presente fra i principi fondamentali della Costituzione italiana mediante la previsione di cui all’art. 9, ha assunto una valenza sempre più fondamentale anche sulla spinta del diritto europeo, ed un esercizio esegetico ampliativo della portata dell’art. 32 Cost. ha consentito di estendere l’ambito della tutela garantita alla salute pubblica anche mediante le certificazioni di prodotto (riferite ad esempio, nel caso degli arredi, alle esalazioni nocive dei legnami ed alla non tossicità delle vernici), sino a ricomprendervi il “diritto alla salubrità dell’ambiente”, anche mediante la disciplina, e la conseguente possibilità di certificazione ambientale, di attività delle singole imprese complessivamente rispettose dell’ambiente, e la stessa Corte Costituzionale italiana ha inquadrato l’ambiente nell’ambito dei valori costituzionalmente protetti, come “una sorta di materia “trasversale” in ordine alla quale si manifestano competenze diverse tanto attinenti allo Stato, quanto spettanti alle singole regioni.

Veniva altresì respinto il motivo di ricorso riguardante la illegittimità del criterio di valutazione tecnica CAM-certificazioni, in quanto si tratterebbe in sostanza di un requisito soggettivo e non di un criterio valutativo, con conseguente violazione del principio della separazione tra requisiti soggettivi di partecipazione e requisiti oggettivi di valutazione delle offerte.

A tal proposito il Collegio ha osservato che anche tale

principio deve essere applicato secondo criteri di proporzionalità, ragionevolezza ed adeguatezza, non potendo negarsi la legittimità di criteri di valutazione che possano premiare le caratteristiche organizzative dell’impresa sotto il profilo ambientale, così come sotto i profili della tutela dei lavoratori e delle popolazioni interessate e della non discriminazione, al fine di valorizzare la compatibilità e sostenibilità ambientale della filiera produttiva e distributiva dei prodotti che costituiscono, comunque, l’oggetto dell’appalto.

E ciò a maggior ragione qualora i predetti criteri non siano preponderanti nella determinazione complessiva del punteggio tecnico.

Inoltre, è stato sottolineato come già l’art. 95 comma 13, del d.lgs. n. 50/2016 consentiva alle amministrazioni di indicare criteri premiali per la valutazione dell’offerta che potevano essere relativi, oltre che al maggior “rating” di legalità dell’impresa, anche al “minor impatto sulla salute e sull’ambiente”; parimenti il comma 6 del medesimo articolo, non esclude il richiamo a caratteristiche proprie e soggettive dell’impresa.

Tale possibilità è stata altresì già confermata, seppure con riferimento agli appalti di servizi, dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato (Sez. III, n. 4283 del 2018, già richiamata dal Tar Lombardia) secondo la quale il principio della netta separazione tra criteri soggettivi di prequalificazione e criteri di aggiudicazione della gara deve essere interpretato cum grano salis (così, espressamente, Cons. St., sez. IV, 25 novembre 2008, n. 5808), consentendo alle stazioni appaltanti, nei casi in cui determinate caratteristiche soggettive del concorrente, in quanto direttamente riguardanti l’oggetto del contratto, possano essere valutate anche per la selezione della offerta, di prevedere nel bando di gara anche elementi di valutazione della offerta tecnica di tipo soggettivo, concernenti la specifica attitudine del concorrente.

Anche l’Autorità Anticorruzione -ANAC, nelle proprie linee guida sull’offerta economicamente più vantaggiosa approvate con deliberazione n. 2/2016 evidenzia che la separazione fra requisiti di partecipazione e criteri di valutazione è ormai divenuta più labile rispetto all’impostazione tradizionale, ed in base alla delibera ANAC n. 1091/2017, resa nell’ambito di un parere precontenzioso, è possibile valorizzare la certificazione ISO 14001

Consiglio di Stato, sez. III, del 11/03/2019, n. 1635