Subappalto: i contratti continuativi di cooperazione

Con la presente segnalazione si vuole puntare il “faro” sugli ancora poco (s)conosciuti “contratti continuativi di cooperazione” di cui alla lettera c-bis del comma III dell’art. 105 del Codice 50.

La norma così testualmente recita:

<<3. Le seguenti categorie di forniture o servizi, per le loro specificità, non si configurano come attività affidate in subappalto:

(…)

c-bis) le prestazioni rese in favore dei soggetti affidatari in forza di contratti continuativi di cooperazione, servizio e/o fornitura sottoscritti in epoca anteriore alla indizione della procedura finalizzata alla aggiudicazione dell’appalto. I relativi contratti sono depositati alla stazione appaltante prima o contestualmente alla sottoscrizione del contratto di appalto.>>

Ebbene, una recente pronuncia di primo grado ci aiuta a comprendere l’esegesi delle suddette previsioni.

La questione approdava in Tribunale perché la ricorrente, resasi conto che l’aggiudicataria della procedura intendeva svolgere “le più rilevanti prestazioni della commessa” tramite un soggetto terzo rispetto ad essa, insorgeva chiedendone l’esclusione.

Il Collegio ricorda come, in linea di principio, le attività oggetto di appalto devono essere eseguite dal soggetto che risulta aggiudicatario delle stesse, con le eccezioni, e le correlate cautele, espressamente previste per legge.

Premesso un tanto, l’esclusione dalla nozione di subappalto operata dalla lett c-bis del comma 3 dell’art. 105 del decreto legislativo n. 50\2016, deve essere limitata ad attività sussidiarie e secondarie rispetto a quelle propriamente rientranti nell’oggetto dell’appalto,

pena una “vistosa la deviazione rispetto al principio di personalità nell’esecuzione dell’appalto, in assenza di alcuna forma di tutela degli interessi pubblici immanenti nell’aggiudicazione ed esecuzione di un appalto; per cui non potrebbe non dubitarsi seriamente della congruenza della norma con le disposizioni comunitarie e financo costituzionali incidenti sulla materia”.

Si pone, infine, l’accento, sull’inciso “le prestazioni rese in favore dei soggetti affidatari…” con il quale il legislatore ha inteso ritenere “non subappalto” solo prestazioni rese in favore dell’appaltatore…e non anche quelle rese in favore del Committente.

Detto quanto sopra, è evidente come la lettera c-bis possa quindi essere applicata e richiamata, come ribadito dalla sentenza segnalata, soltanto rispetto a quelle attività sussidiarie e secondarie svolte da un soggetto terzo in favore dell’appaltatore (e non del Committente).

Leggi la sentenza TAR Lazio, Roma, sez. III del 29/01/2019, n. 1135.