Accesso agli atti: onere della prova circa il “segreto commerciale”

Un recentissimo arresto giurisprudenziale evidenzia come sia sempre in capo all’Amministrazione destinataria della richiesta di accesso

il potere di valutare la fondatezza della richiesta stessa, anche in contrasto con l’opposizione eventualmente manifestata dai controinteressati.

Nella vicenda che qui si segnala l’amministrazione aveva comunicato alla ricorrente che la controinteressata “ha espresso diniego ad alcune parti dell’offerta tecnica…”, e che “pertanto, con la presente si comunica che tutta la documentazione non oggetto di diniego è disponibile in copia, presso lo scrivente ufficio”.

Pertanto la società si vedeva costretta a ricorrere presso il competente Tribunale Amministrativo Regionale per ottenere anche la restante documentazione.

Il Collegio ha ritenuto fondato il ricorso, ribadendo come

l’eventuale opposizione del controinteressato non vincola l’Amministrazione, che può e deve concedere l’accesso quando si tratti di documenti non sottratti all’accesso, e non vi siano profili di riservatezza da tutelare (che nel caso in esame non sussistono).

Un Ente pubblico, prosegue il Collegio, non può legittimamente assumere quale unico fondamento del diniego di accesso agli atti la mancanza del consenso da parte dei soggetti controinteressati, atteso che la normativa in materia di accesso agli atti, lungi dal rendere i controinteressati arbitri assoluti delle richieste che li riguardino, rimette sempre all’Amministrazione destinataria della richiesta di accesso il potere di valutare la fondatezza della richiesta stessa, anche in contrasto con l’opposizione eventualmente manifestata dai controinteressati.

Nell’ambito della disciplina sul diritto di accesso,

il riferimento al “segreto” commerciale, di cui all’art. 53 d.lgs. n. 50/2016, più rigoroso e stringente dell’art. 24 l. n. 241/90, che invece parla di “riservatezza” commerciale, si spiega in relazione allo specifico contesto dell’evidenza pubblica, nell’ambito del quale si svolge una vera e propria competizione governata dal principio di concorrenza e da quello di pari trattamento, che ne costituisce il corollario endoconcorsuale.

Essendo la gara basata sulla convenienza dell’offerta economica, è chiaro che le condizioni alle quali essa è aggiudicata, e il relativo contratto stipulato, costituiscono la prova e il riscontro della corretta conduzione della competizione tra gli afferenti, ragion per cui nessuna esigenza di riservatezza potrà essere tale da sottrarre all’accesso i dati economici che non siano così inestricabilmente avvinti a quelli tecnici da costituire parte di un segreto industriale (cfr., ex multis, Cons. St., sez. III, 17/03/2017 n.1213).

Poiché dell’esistenza di un tale “segreto” né l’Amministrazione né la controinteressata hanno fornito un minimo di prova, conclude il Collegio, <<il rigetto dell’istanza della ricorrente va considerato illegittimo, e va dichiarato il diritto della ricorrente di avere, entro 30 giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza, copia degli atti richiesti.>>

Scarica TAR Lazio, sez. II Bis, del 04 luglio 2019, n.8805