Affidamenti diretti “in house”: art. 192 sottoposto alla Corte di Giustizia UE

I fatti agitati nell’ordinanza che qui si segnala riguardano l’affidamento diretto, ad un società “in house”, del servizio di igiene urbana di un Comune.

Il Collegio ha ritenuto di particolare rilievo i seguenti due aspetti della questione:

  • i) l’assenza di una previa ed effettiva valutazione circa la congruità del ricorso al modello in house prima di procedere all’affidamento diretto;
  • ii) i vincoli posti dall’ordinamento interno alla partecipazione al capitale sociale da parte di soggetti pubblici che non esercitino il controllo analogo sulla società).

Dopo aver riassunto le disposizioni giuridiche pertinenti sia in ambito comunitario che nazionale (tra cui: l’art. 12, par. 3 della Dir. 2014/24/UE; l’art. 5, co. 4 e 5 e l’art. 192, co. 2, del D.Lgs. 50/2016), l’organo giudicante ha ritenuto, ai fini della decisione, necessario risolvere alcune questioni relative all’interpretazione del diritto dell’Unione europea, primario e derivato, sollevando una questione per rinvio pregiudiziale ai sensi dell’articolo 267 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).

Nel seguito i quesiti posti all’attenzione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea:

  1. “se il diritto dell’Unione europea (e segnatamente il principio di libera amministrazione delle autorità pubbliche e i principio di sostanziale equivalenza fra le diverse modalità di affidamento e di gestione dei servizi di interesse delle amministrazioni pubbliche) osti a una normativa nazionale (come quella dell’articolo 192, comma 2, del ‘Codice dei contratti pubblici, decreto legislativo n. 50 del 2016) il quale colloca gli affidamenti in house su un piano subordinato ed eccezionale rispetto agli affidamenti tramite gara di appaltoi) consentendo tali affidamenti soltanto in caso di dimostrato fallimento del mercato rilevante, nonché ii) imponendo comunque all’amministrazione che intenda operare un affidamento in regìme di delegazione interorganica di fornire una specifica motivazione circa i benefìci per la collettività connessi a tale forma di affidamento”;
  2. se il diritto dell’Unione europea (e in particolare l’articolo 12, paragrafo 3 della Direttiva 2014/24/UE in tema di affidamenti in house in regìme di controllo analogo congiunto fra più amministrazioni) osti a una disciplina nazionale (come quella dell’articolo 4, comma 1, del Testo Unico delle società partecipate – decreto legislativo n. 175 del 2016 -) che impedisce a un’amministrazione pubblica di acquisire in un organismo pluriparecipato da altre amministrazioni una quota di partecipazione (comunque inidonea a garantire controllo o potere di veto) laddove tale amministrazione intende comunque acquisire in futuro una posizione di controllo congiunto e quindi la possibilità di procedere ad affidamenti diretti in favore dell’Organismo pluripartecipato“.

Leggi l’ordinanza di rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.