Ancora sulla necessaria terzietà dei commissari

La sentenza richiamata si è occupata della compatibilità tra presidente della commissione di gara e l’organo preposto ad approvarne la procedura.

In particolare, la questione sottesa verteva sull’ammissibilità del fatto che il presidente della commissione di gara fosse al contempo l’organo che, ratione officii (quale dirigente responsabile della struttura competente), aveva:

  1. verificato la regolarità della procedura;
  2. approvato i verbali della commissione;
  3. disposto l’aggiudicazione dell’affidamento.

Il Collegio, nel decidere la questione, ha anzitutto richiamato il dettato dell’art. 77, comma 4, del Codice, a norma del quale

I commissari non devono aver svolto né possono svolgere alcun’altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta. La nomina del RUP a membro delle commissioni di gara è valutata con riferimento alla singola procedura.

Dipoi i Giudici ne hanno ricordato la sottesa ratio

tale previsione normativa svolge una funzione di garanzia del diritto dei concorrenti a una decisione amministrativa adottata da un organo terzo e imparziale e raggiunta mediante valutazioni il più possibile oggettive e cioè non influenzate dalle scelte che l’hanno preceduta (su tali principi, per una disamina completa, Consiglio di Stato, A.P. n. 13/2013).

per giungere infine alla conclusione che

appare evidente che l’aver approvato gli atti di gara implica, necessariamente, un’analisi degli stessi, una positiva valutazione e – attraverso la formalizzazione – una piena condivisione.

con la conseguenza che

l’approvazione degli atti di gara integra proprio una “funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta” (in tal senso TAR Puglia, Lecce, sez. II, 27 giugno 2016, n. 1040) il cui svolgimento è precluso ai componenti la Commissione giudicatrice.

T.A.R. Friuli Venezia Giulia, Trieste, Sez. I, sent. n. 408 del 30/09/2019

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