La base d’asta troppo alta non giustifica l’impugnazione del bando

Con la sentenza in esame il T.A.R. di Ancona ha chiarito i limiti di impugnabilità immediata di un bando di gara.

La vertenza muoveva dal ricorso presentato da un operatore economico avverso un bando di gara per la fornitura di  materiale sanitario, lamentando (tra le altre censure) l’asserita sproporzione tra la base d’asta fissata dalla stazione appaltante e il valore di mercato dei beni richiesti.

La predetta base, in particolare, veniva giudicata dal ricorrente troppo alta e tale da ledere il principio di concorrenza, poiché comportava l’onere di produrre una cauzione provvisoria particolarmente onerosa.

Nel decidere la controversia, il T.A.R. marchigiano ha anzitutto ricordato, in via generale, che

l’impugnazione immediata del bando non può essere estesa ad una sorta di “impossibilità soggettiva” di partecipazione dettata da scelte imprenditoriali, che possono portare una ditta a non partecipare a una gara la quale, in base a un giudizio ex ante, si presenti non favorevole in relazione ai punti di forza dell’impresa

giacché la ricorrente aveva anche censurato il punteggio percentuale (30{762847985c7c6f4b77af472e9a7a81d0e2f691b9e16681b9c949c66471270426}) indicato dal bando per l’elemento economico dell’offerta (ma tale passaggio è stato richiamato dal Collegio anche in relazione alla censura sull’importo a base d’asta).

Un tanto chiarito, i Giudici hanno quindi specificato che

un’immediata lesività [della quantificazione della base d’asta, n.d.r.] potrebbe essere ipotizzata solo in caso di una sproporzione manifesta e priva di contatto con qualsiasi realtà economica, tale appunto da scoraggiare o rendere eccessivamente onerosa la partecipazione.

Detta sproporzione, che dev’essere quindi palese e irrazionale, è l’unica figura sintomatica idonea a qualificare come immediatamente lesiva la clausola del bando di gara relativa alla base d’asta, legittimando quindi l’azione in sede giudiziale anticipata rispetto all’aggiudicazione della gara:

Il complesso percorso argomentativo della ricorrente richiederebbe, per sostenere l’effettiva lesività delle clausole impugnate, la dimostrazione di un’evidente sproporzione della base d’asta

poiché

il riscontro del giudice amministrativo sulle valutazione discrezionali deve essere svolto nei limiti della rilevabilità immediata dei vizi di legittimità dedotti (tra le tante decisioni, Tar Piemonte, 14 agosto 2015, n. 1320).

In assenza di tali indici, al contrario,

l’impugnazione immediata del bando sarebbe, n.d.r.] tesa ad un’anticipazione della tutela non compatibile con i principi in materia di gare pubbliche, e diretta a ottenere un sindacato del giudice, sostanzialmente di merito e anticipato, su scelte discrezionali dell’amministrazione

Conseguentemente, il Collegio ha rigettato il ricorso, anche alla luce del fatto che

la Stazione Appaltante ha reso noto e giustificato il metodo di determinazione della base d’asta, sulla base di un percorso argomentativo non affetto da evidenti indici di irrazionalità o travisamento dei fatti, considerata la discrezionalità dell’amministrazione in materia

(T.A.R. Ancona, Sez. I, sentenza n. 69 pubblicata il 25 gennaio 2018)

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