Incompatibilità dei commissari per precedenti rapporti di lavoro

La sentenza in commento si è occupata degli effetti sulla legittimità della procedura ad evidenza pubblica, alla luce della disciplina delle incompatibilità soggettive, del fatto che un commissario fosse stato dipendente di imprese che, a loro volta, avessero avuto rapporti contrattuali con i concorrenti.

In particolare, la decisione muove dal ricorso presentato da un concorrente, all’esito della gara, col quale si doleva dell’illegittima nomina della Commissione dovuta al fatto che un commissario fosse stato direttore generale di una società di noleggio di automezzi che aveva (e continuava ad avere) costanti rapporti commerciali con la società mandataria dell’ATI aggiudicataria.

La stazione appaltante, costituitasi in giudizio, eccepiva l’assenza della predetta incompatibilità perché il commissario de quo non era più dipendente della società noleggiante da oltre un anno.

Nel decidere la vertenza il Collegio ha anzitutto richiamato le norme applicabili al caso di specie

ai sensi dell’art. 77, comma 6, ai commissari si applicano gli artt. 51 del cod. proc. civ. e 42 del d.lgs. 50/2016, nonché i principi generali in materia di azione amministrativa.

ed i principi costituzionali ivi contenuti

Assumono, quindi, rilievo diretto i principi costituzionali (di cui principalmente all’art. 97) recepiti e sviluppati nella l. 241/1990 (soprattutto all’art. 1 e, poi, anche all’art. 6-bis introdotto dalla legge anticorruzione n. 190/2012, che ha normato il principio in materia di « conflitto di interessi »), nonché gli art. 51, commi 1 e 2, e 52 c.p.c., specificamente dettato per i giudici, in regime processuale.

Il T.A.R. ha quindi spiegato come tutte le norme citate formino un corpus unitario in tema di conflitto di interessi che deve essere interpretato estensivamente

Le norme vanno quindi « coordinate », avendo l’evoluzione giurisprudenziale identificato limiti « ulteriori » rispetto alle cause « tipiche » (e tassative) normate al 51, comma 1, c.p.c., estendendo il principio di « astensione » tutte le volte che possa manifestarsi un « sospetto », consistente, di violazione dei principi di imparzialità, di trasparenza e di parità di trattamento, (comunque inquadrabile nell’art. 51, comma 2, c.p.c.).

con la conseguenza che

tutte le volte che sia ipotizzabile un potenziale « conflitto di interessi » il soggetto giudicante si deve astenere.

I Giudici hanno quindi meglio specificato la nozione di conflitto di interessi 

il conflitto di interessi può esprimersi non solo in termini di grave « inimicizia » (caso espressamente prevede l’art. 51, comma 3, c.p.c.) nei confronti di un candidato, ma anche in tutte le ipotesi di peculiare « amicizia » o assiduità nei rapporti (personali, scientifici, lavorativi, di studio), rispetto ad un altro concorrente, in misura tale che possa determinare anche solo il dubbio di un sostanziale « turbamento » o « offuscamento » del principio di imparzialità.

In relazione ai rapporti fra commissario e concorrenti, il T.A.R. ha poi chiarito che

se è pur vero che, di regola, la sussistenza di singoli e occasionali rapporti di collaborazione tra uno dei candidati ed un membro della Commissione esaminatrice, non comporta sensibili alterazioni della par condicio tra i concorrenti, è altrettanto vero che l’esistenza di un rapporto di collaborazione costante (per non dire assoluta) determina necessariamente un particolare vincolo di amicizia tra i detti soggetti, che è idonea a determinare una situazione di incompatibilità dalla quale sorge l’obbligo di astensione del commissario, pena, in mancanza, il viziare in toto le operazioni concorsuali (T.A.R. Palermo, (Sicilia), sez. II, 18/10/2016, n. 2397).

Conseguentemente il Collegio ha accolto il ricorso, annullando i provvedimenti impugnati, avendo rilevato

l’incompatibilità del commissario […] che è stato fino ad un anno prima del bando di gara direttore generale di una società […] che ha intrattenuto rapporti contrattuali con l’aggiudicataria certamente assidui, dimostrati dal noleggio di diversi autoveicoli da parte della contronteressata e dalla circostanza che la società […] si è poi aggiudicata l’appalto del servizio

e affermando che

non rileva la circostanza che [il commissario] non sia più direttore generale della predetta società da circa un anno, in quanto il tempo trascorso è, comunque, insufficiente per far ritenere l’assenza del conflitto di interessi, anche in considerazione del ruolo rivestito dal commissario in passato nella predetta società

e che

In ogni caso […] il conflitto di interessi che impone l’astensione del commissario scatta anche solo in presenza del dubbio di un sostanziale « turbamento » o « offuscamento » del principio di imparzialità, che nel caso di specie certamente non può essere escluso, alla luce dei plurimi elementi sopra evidenziati.

(T.A.R. Campania, Salerno, Sez. I, sentenza n. 706 pubblicata il 7 maggio 2018)