Conflitto d’interessi: un caso concreto

La pronuncia che si pone all’attenzione del lettore affronta il caso concreto nel quale il dipendente di una Stazione appaltante (con funzioni apicali), sia al contempo anche Amministratore delegato di una società a cui quest’ultima affida un contratto.

Precisamente, l’Amministratore delegato della società che riceveva l’incarico per un servizio di assistenza alla progettazione esecutiva era anche dipendente della Stazione appaltante, con posizione di rilievo nel settore della progettazione.

Tale circostanza, a detta del Collegio, non poteva ritenersi circostanza irrilevante.

Tralasciando la questione delle regole interne sul Codice Etico dell’Ente, il giudice, dopo aver passato in rassegna la normativa sul “conflitto d’interesse”, ricorda come

La fattispecie descritta dall’art. 42, comma 2 del d.lgs. 50 del 2016 ha portata generale, come emerge dall’uso della locuzione “in particolare”, riferita alla casistica di cui al richiamato art. 7 d.P.R. n. 62 del 2013, avente dunque mero carattere esemplificativo” (Cons. Stato, sez. V, 11 luglio 2017, n. 3415).

e che, per l’effetto, al di là delle singole disposizioni normative,

ogni situazione che determini un contrasto, anche solo potenziale, tra il soggetto e le funzioni attribuitegli, deve comunque ritenersi rilevante a tal fine.

Invero, secondo consolidata giurisprudenza,

“ogni Pubblica Amministrazione deve conformare la propria immagine, prima ancora che la propria azione, al principio generale di imparzialità e di trasparenza ex art. 97 Cost. (Cons. Stato, sez. IV, 7 ottobre 1998, n. 1291; Cons. Giust. Amm. Sic., sez. giur., 26 aprile 1996, n. 83; Cons. Stato, sez. IV, 25 settembre 1995, n. 775), tanto che le regole sull’incompatibilità, oltre ad assicurare l’imparzialità dell’azione amministrativa, sono rivolte ad assicurare il prestigio della Pubblica Amministrazione ponendola al di sopra di ogni sospetto, indipendentemente dal fatto che la situazione incompatibile abbia in concreto creato o non un risultato illegittimo (Cons. Stato, sez. VI, 13 febbraio 2004, n. 563).

Infine, viene ribadito come

la norma sul conflitto di interesse è posta a tutela di un pericolo astratto e presunto che non richiede la dimostrazione, volta per volta, del vantaggio conseguito.

Per tutti i suddetti motivi, la partecipazione della ricorrente alla gara e la sua aggiudicazione, integrando la causa di esclusione di cui all’articolo 80, comma 5, lett. d) del codice dei contratti pubblici è stata ritenuta illegittima ed, al contrario, legittimo l’atto di annullamento dell’aggiudicazione effettuato dalla Stazione Appaltante in autotutela.

TAR Piemonte, sez. I, 14.08.2019, n. 948 – Pres. Picone – Est. Risso

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