E’ possibile svolgere l’appalto con personale prevalentemente non dipendente?

Un operatore di servizi insorge avverso l’aggiudicazione della gara ad altro operatore il quale intende avvalersi, per l’esecuzione del servizio, quasi esclusivamente di personale con contratto di lavoro autonomo/occasionale.

A dire della ricorrente l’offerta avrebbe dovuto essere esclusa in quanto

inidonea ad assicurare, in termini di organizzazione personale e materiale, le caratteristiche generali minime del servizio richieste a pena di esclusione

dal capitolato tecnico.

A tal proposito l’impresa sostiene che, tra le altre cose che:

  • i requisiti del servizio previsto dal capitolato richiedevano che i concorrenti “già prima dell’eventuale aggiudicazione, fossero astrattamente in grado di imporre ai propri operatori di eseguire la prestazione secondo le modalità previste, e ciò avrebbe presupposto che si trattasse di dipendenti“;
  • la nozione stessa di “tempo pieno equivalente” non potesse che essere utilizzata in relazione a lavoratori subordinati obbligati a timbrare il cartellino;
  •  l’obbligo del mantenimento di almeno 2/3 del personale costantemente per la durata del contratto (art. 4.3), dovrebbe presupporre un grado di sufficiente stabilità del rapporto che solo il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, o eventualmente a tempo determinato, può garantire.

Secondo il collegio giudicante, invero,

nessuna norma della lex specialis imponeva l’utilizzo di personale con rapporto di lavoro subordinato, o l’obbligatoria presenza fisica degli interpreti nella sede aziendale del concorrente ,

mentre tutte le prestazioni minime elencate dal capitolato tecnico ben possono essere assicurate mediante l’utilizzo di contratti di prestazione d’opera.

Il collegio non manca infine di osservare, puntualmente, come:

  • il richiamo del capitolato al rispetto del c.c.n.l. nei confronti dei dipendenti, rappresenta una ovvia precisazione, ma non può fondare l’obbligo di eseguire il servizio esclusivamente tramite lavoratori subordinati assunti come dipendenti;
  • il previsto limite all’avvicendamento del personale in corso di rapporto (2/3) non è affatto compatibile soltanto con il lavoro dipendente, posto che anche i dipendenti possono dimettersi (ad esempio, se non soddisfatti delle condizioni di lavoro) e quindi non assicurare stabilità della forza lavoro, così come per converso, gli autonomi o i soci possono intrattenere anche relazioni di lunga durata, garantendo tale stabilità ed un limitato tasso di avvicendamento.

Leggi la sentenza Consiglio di Stato, sez. III, del 15/01/2019, n. 377 (Est. Ungari, Pres. Frattini).