Il CCNL Multiservizi non è coerente con l’attività di O.S.S.

La sentenza in esame si è occupata della compatibilità tra il contratto c.d. Multiservizi e il servizio di supporto assistenziale (c.d. O.S.S.).

Nel decidere la questione il Collegio, dopo aver disposto un subprocedimento di verificazione, ha anzitutto ricordato il principio di coerenza tra il contratto che l’operatore economico dichiara di voler applicare al personale e i servizi appaltati

Come affermato dalla giurisprudenza (cfr. Consiglio di Stato, Sez. III, 3 luglio 2015, n. 3329; Consiglio di Stato, Sez. III, 10 febbraio 2016, n. 589), è necessario che vi sia coerenza fra il contratto collettivo che l’operatore intende applicare ed i servizi che la stazione appaltante ha inteso appaltare (cfr. Consiglio di Stato, Sez. III, 3 luglio 2015, n. 3329; Consiglio di Stato, Sez. III, 10 febbraio 2016, n. 589), sebbene, come è ovvio, la “lex specialis” non possa imporre l’applicazione di un determinato contratto collettivo quale requisito di partecipazione, né la mancata applicazione del contratto indicato dalla stazione appaltante possa essere a priori sanzionata con l’esclusione (sul punto, cfr. Cons. St., Sez. III, 9 dicembre 2015, n. 5597 e Cons. St., Sez. III, 10 febbraio 2016, n. 589).

Il T.A.R. ha quindi evidenziato che

Con il D.P.R. n. 384/1990 i profili professionali di ausiliario socio-sanitario e di ausiliario socio- sanitario specializzato sono stati riunificati in un solo profilo che assume la denominazione di “ausiliario specializzato”

ricordando che

la figura di operatore socio-sanitario (OSS) è l’esito finale di un percorso evolutivo di una serie di profili di lavoratori dipendenti individuati nella classificazione del personale e disciplinati prioritariamente in ambito pubblicistico dal contratto collettivo nazionale del comparto sanità.

L’operatore socio-sanitario, come risulta dalla disciplina, anche contrattuale, in vigore, svolge attività indirizzate a soddisfare i bisogni primari della persona, in ambito sia sociale che sanitario, in supporto alle attività definite nei percorsi assistenziali infermieristici, sociali, ostetrici, fisioterapici-riabilitativi, tecnico-diagnostici, con interventi assegnati sulla base del profilo, del contesto e della pianificazione dei professionisti preposti. In altri termini, gli operatori socio-sanitari partecipano al processo assistenziale (come si desume dal decreto ministeriale n. 749/1994) in relazione alle attività domestico-alberghiere e clinico-assistenziali, alla terapia farmacologica, agli aspetti generali e organizzativi, all’osservazione del paziente e alla rilevazione dei parametri.

pertanto

l’OSS, ancorché in ambito pubblico sia inquadrato nell’area tecnica, svolge sicuramente compiti volti a soddisfare bisogni primari della persona.

I Giudici hanno quindi analizzato le differenze tra il CCNL Multiservizi e il CCNL delle cooperative del settore socio-assistenziale, educativo e di inserimento lavorativo (applicato ai dipendenti dal gestore uscente) rilevando anzitutto che

Quanto alla comparazione “economica” fra i due contratti collettivi, può osservarsi che il contratto collettivo Servizi Integrati-Multiservizi contempla fra gli elementi retributivi aggiuntivi il cosiddetto “superminimo” (una voce espressione dell’autonomia negoziale, il cui riconoscimento dipende da una decisione unilaterale dal datore di lavoro, con accettazione tacita da parte del lavoratore), mentre il contratto collettivo delle cooperative sociali contempla la “pronta disponibilità” (la quale implica una somma a titolo di ristoro del riposo sacrificato), non prevista nel contratto collettivo Servizi Integrati-Multiservizi. A tale ultimo riguardo, è opportuno aggiungere che la “pronta disponibilità-reperibilità” era richiesta dalla “lex specialis” e che, laddove la reperibilità non sia prevista né dal contratto collettivo, né dal contratto individuale di lavoro, il lavoratore può rifiutarsi di fornire la prestazione senza incorrere in alcun rischio di sanzione disciplinare.

Ciò precisato, il Collegio ha individuato il profilo decisivo nel

rilievo che il contratto collettivo Servizi Integrati-Multiservizi trova applicazione per tutte le attività di pulizia e ausiliarie di supporto, relative ad interventi sull’ambiente, nulla esplicitando, invece, quanto alle attività inerenti al soddisfacimento dei bisogni primari della persona (compito precipuo dell’OSS), come risulta dall’art. 10 (“Inquadramento del personale”), nonché dall’art. 7 del Codice di regolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero per i lavoratori dipendenti dalle imprese di pulizia e Servizi Integrati-Multiservizi per i soli servizi considerati pubblici essenziali ai sensi della legge 12 giugno 1990, n. 146, come modificata dalla legge 11 aprile 2000, n. 83.

e, in punto di oneri di formazione,

il contratto collettivo Servizi Integrati-Multiservizi, non prevedendo alcuna declaratoria relativa alla qualifica di OSS, nulla argomenta sul soggetta a cui porre a carico il relativo costo di formazione per conseguirla.

Il T.A.R. ha inoltre aggiunto che

in ambito pubblico l’accesso alla qualifica di OSS può avvenire solo ed esclusivamente con il possesso del relativo titolo formativo.

Dai superiori rilievi il Collegio ha quindi desunto che

il contratto collettivo Servizi Integrati-Multiservizi non risulta applicabile in relazione al servizio in esame, in quanto non coerente con tutti i servizi oggetto dell’appalto. Esso, infatti, non contempla le figure professionali da utilizzare per i servizi richiesti e, in particolare, non contempla certamente la figura dell’operatore socio-sanitario.

T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. III, sentenza n. 2889 del 28 novembre 2019

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