Il regime delle notificazioni alle PP.AA.

La sentenza in esame ha brevemente riassunto l’assetto normativo che disciplina le notificazioni degli atti processuali in via telematica alle PP.AA.

Il Collegio, in particolare, è stato chiamato a decidere circa l’ammissibilità di un ricorso notificato all’amministrazione resistente solamente all’indirizzo estratto dall’elenco INI-PEC e non a quello indicato nell’elenco del Ministero della Giustizia (Reginde).

I Giudici, nel decidere la questione, hanno anzitutto richiamato le norme rilevanti, partendo dall’art. 14 del D.P.C.M. n. 40/2016

Il D.P.C.M. 16 febbraio 2016, n. 40 (“Regolamento recante le regole tecnico-operative per l’attuazione del processo amministrativo telematico”), all’art. 14, comma 2, stabilisce che “le notificazioni di atti processuali alle amministrazioni non costituite in giudizio sono eseguite agli indirizzi PEC di cui all’articolo 16, comma 12, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, fermo quanto previsto dal regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611”.

Dipoi hanno ricordato che

Il sopra richiamato comma 12 dell’art. 16 del D.L. n. 179 del 2012 (come da ultimo modificato dall’art. 47, comma 1, del D.L. 24.6.2014, n. 90, convertito con modificazioni, dalla L. 11.8.2014, n. 114) ha onerato le amministrazioni pubbliche di comunicare, entro il 30 novembre 2014, l’indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere le notificazioni, ai fini della formazione di un apposito elenco presso il Ministero della Giustizia: “12. Al fine di favorire le comunicazioni e notificazioni per via telematica alle pubbliche amministrazioni, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, comunicano al Ministero della giustizia, con le regole tecniche adottate ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24, entro il 30 novembre 2014 l’indirizzo di posta elettronica certificata conforme a quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e successive modificazioni, a cui ricevere le comunicazioni e notificazioni. L’elenco formato dal Ministero della giustizia è consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati.”

e che

L’art. 16-ter, comma 1-bis, del medesimo D.L. n. 179 del 2012 (aggiunto dall’art. 45-bis, comma 2, lett. a), n. 2), D.L. 24.6.2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla L. 11.8.2014, n. 114) ha esteso alla giustizia amministrativa l’applicabilità del comma 1 dello stesso art. 16-ter (sostituito dall’art. 66, comma 5, D.Lgs. 13 dicembre 2017, n. 217), a tenore del quale, “ai fini della notificazione e comunicazione degli atti in materia civile, penale, amministrativa, contabile e stragiudiziale si intendono per pubblici elenchi quelli previsti dagli articoli 6-bis, 6-quater e 62 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, dall’articolo 16, comma 12, del presente decreto, dall’articolo 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, nonché il registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della giustizia”.

Quindi il T.A.R. ha evidenziato che

Orbene detto 16-ter del D.L. n. 179 del 2012 […] contiene diversi elenchi ufficiali utilizzabili ai fini di notificazioni e comunicazioni per via telematica:

in particolare

art. 6-bis del D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 – ”Indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti”; art. 6-quater dello stesso decreto – ”Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato, non tenuti all’iscrizione in albi professionali o nel registro delle imprese”;

art. 62 sempre dello stesso decreto ”Anagrafe nazionale della popolazione residente – ANPR”; art. 16, comma 12, del decreto D.L. n. 179/2012 – elenco degli “indirizzi di posta elettronica certificata conforme a quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e successive modificazioni, a cui ricevere le comunicazioni e notificazioni”, formato dal Ministero della giustizia;

art. 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, concernente “l’iscrizione dell’indirizzo di posta elettronica certificata nel registro delle imprese” e il “registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della giustizia”).

Tuttavia il Collegio ha evidenziato che

Da tale elenco non si può però desumere che, ai fini della notifica telematica di un atto processuale ad una amministrazione pubblica, si possa utilizzare qualunque indirizzo PEC risultante dagli elenchi ivi indicati, ma solo quello inserito nell’apposito registro tenuto dal Ministero della Giustizia (consultabile anche dagli avvocati, oltre che dagli uffici giudiziari) ai sensi del sopra citato art. 16, comma 12, del D.L. n. 179 del 2012.

A sostegno di quanto esposto i Giudici hanno richiamato gli arresti giurisprudenziali sia dei TT.A.RR.

Anche secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale amministrativo, condiviso dal Collegio, ai fini della validità della notifica per via telematica di un atto processuale ad una amministrazione pubblica nel processo amministrativo “deve utilizzarsi in via esclusiva, a pena di inammissibilità, l’indirizzo PEC inserito nell’elenco tenuto dal Ministero della Giustizia, di cui all’art. 16, comma 12, del D.L. n. 179 del 2012” (cfr. TAR Basilicata Sez. I, 11 aprile 2018, n. 265; nello stesso senso: TAR Sicilia-Catania n. 1657/2019; TAR Brescia, Sez. I, n. 234/2018; TAR Sicilia, Catania, n. 81/2018; TAR Lazio, Sez. III-quater, n. 12045/2017; TAR Sicilia, Palermo, Sez. III, n. 2605/2017; TAR Toscana, Sez. I, n. 1287/2017; TRGA Bolzano, 139/2018 e n. 204/2018).

sia della giurisprudenza civile

Pure secondo la giurisprudenza civile la notifica effettuata ad un indirizzo risultante dall’indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC), ma non registrato al Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) gestito dal Ministero della Giustizia è nulla: “Si tratta di una questione che questa Corte ha già avuto modo di affrontare con alcune recenti pronunce, pervenendo alla conclusione che, a seguito dell’introduzione del “domicilio digitale”, corrispondente all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, la notificazione dell’impugnazione va eseguita all’indirizzo PEC del difensore costituito risultante dal ReGIndE; poichè solo quest’ultimo è qualificato ai fini processuali ed idoneo a garantire l’organizzazione preordinata all’effettiva difesa, non è idonea a determinare la decorrenza del termine breve di cui all’art. 326 c.p.c., la notificazione della sentenza effettuata ad un indirizzo di PEC diverso da quello inserito nel ReGIndE (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. li 30139 del 14/12/2017, Rv. 647189; Sez. 6 – L, Ordinanza n. 13224 del 25/05/2018, Rv. 648685).

ed hanno conseguentemente ribadito il principio in base al quale

In continuità con il citato orientamento va affermato il seguente principio di diritto: “Il domicilio digitale previsto dal D.L. n. 179 del 2012, art. 16 sexies, conv. con modif. in L. n. 221 del 2012, come modificato dal D.L. n. 90 del 2014, conv., con modif., in L. n. 114 del 2014, corrisponde all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza e che, per il tramite di quest’ultimo, è inserito nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) gestito dal Ministero della giustizia. Solo questo indirizzo è qualificato ai fini processuali ed idoneo a garantire l’effettiva difesa, sicchè la notificazione di un atto giudiziario ad un indirizzo PEC riferibile – a seconda dei casi – alla parte personalmente o al difensore, ma diverso da quello inserito nel ReGIndE, è nulla, restando del tutto irrilevante la circostanza che detto indirizzo risulti dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC). Facendo applicazione del principio nel caso di specie, si deve concludere che la notificazione della sentenza impugnata presso un indirizzo di posta elettronica dell’Avvocatura dello Stato diverso da quello inserito nel ReGIndE non è idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione, ai sensi dell’art. 326 c.p.c., e quindi il ricorso risulta tempestivamente proposto.” (Cass. civ., sez. III, n. 3709/2019; nello stesso senso: Cass. civ., sez. I, n. 287/2019).

T.R.G.A. Bolzano, sentenza n. 17/10/2019 n. 246

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