Intermediazione di rifiuti, subappalto e ANGA

La sentenza in esame si è occupata della questione relativa al dubbio se il subappaltante debba essere iscritto all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali e al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti.

Il Collegio ha infatti affermato che, anche nell’eventualità puramente ipotetica, che il subappalto riguardi l’intero servizio, non esonererebbe il concorrente

dalle iscrizioni al Sistri e all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, essendo queste richieste dalla legge anche nei confronti di imprese che svolgano “operazioni di intermediazione” dei rifiuti

I Giudici hanno quindi richiamato le fonti normative di tali obblighi

quanto al Sistri, l’art. 188 ter, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006 prevede che “Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lettera a), gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi e gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi”;

quanto all’Albo Nazionale gestori Ambientali, l’art. 212, comma 5, del d.lgs. n. 152/2006 statuisce che “5. L’iscrizione all’Albo è requisito per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi. Sono esonerati dall’obbligo di cui al presente comma le organizzazioni di cui agli articoli 221, comma 3, lettere a) e c), 223, 224, 228, 233, 234, 235 e 236, al decreto legislativo 20 novembre 2008, n. 188, e al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, limitatamente all’attività di intermediazione e commercio senza detenzione di rifiuti oggetto previste nei citati articoli …”.

deducendo che

Entrambe le iscrizioni sono, quindi, richieste nei confronti di coloro che assumano (anche soltanto) la qualifica di “intermediari”

e che tale definizione

ben può esser attribuita all’impresa aggiudicataria del servizio di trattamento dei rifiuti che abbia subappaltato le relative prestazioni […]

poiché

l’art. 183 del d.lgs. n. 152/2006 definisce “intermediario” il soggetto che “dispone il recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, compresi gli intermediari che non acquisiscono la materiale disponibilità dei rifiuti”;

su tale base normativa la giurisprudenza ha qualificato “intermediario di rifiuti” il “soggetto professionale dotato di qualificazione adeguata in ordine alle caratteristiche dei rifiuti e delle connesse esigenze e modalità di movimentazione e destinazione” cui “possono essere demandate tutte le incombenze giuridiche e tecniche necessarie per il corretto trattamento dei rifiuti, e cioè il trasporto e il recupero o smaltimento finale, anche senza la materiale detenzione degli stessi… l’intermediario di rifiuti è quindi colui che organizza per conto di terzi la complessa attività di conferimento dei rifiuti destinati a recupero o smaltimento ed in tale ambito egli si interpone tra i produttori o detentori e le imprese preposte a queste due ultime attività (recupero o smaltimento), con lo scopo di ricercare per i primi le migliori condizioni” (così Consiglio di Stato, Sez. V, 11 maggio 2017, n. 2183);

Ciò premesso, il T.A.R. ha quindi stabilito che

così ricostruita la nozione di “intermediario” si attaglia perfettamente all’aggiudicatario del servizio che subappalti fasi del trattamento dei rifiuti, giacché il subappalto -figura rientrante nella generale nozione di subcontratto- non istituisce un rapporto negoziale diretto fra la stazione appaltante e il subappaltatore, il quale opera su incarico del (solo) subappaltante/aggiudicatario, per cui quest’ultimo assume proprio la veste di “soggetto interposto” (si intende tra produttore e smaltitore dei rifiuti) che sostanzia la nozione di “intermediario”.

(T.A.R. Sardegna, Cagliari, Sez. I, sentenza n. 943 pubblicata il 9 novembre 2018)