La differenza tra servizi analoghi e servizi identici

La sentenza in esame si è occupata della disciplina dell’art. 83 del Codice ed, in particolare, della differenza intercorrente tra i “servizi analoghi” ed i “servizi identici”.

Nel decidere la questione il Collegio ha anzitutto ricordato che

Come noto e costantemente affermato dalla giurisprudenza, la nozione di “servizi analoghi” non deve essere assimilata a quella di “servizi identici”, dovendo ritenersi soddisfatta la prescrizione della legge di gara tutte le volte in cui il concorrente abbia dimostrato lo svolgimento di servizi rientranti nel medesimo settore imprenditoriale o professionale cui afferisce l’appalto

giacché

il concetto di “servizio analogo”, deve essere inteso non come identità, ma come mera similitudine tra le prestazioni richieste, tenendo conto che l’interesse pubblico sottostante non è certamente la creazione di una riserva a favore degli imprenditori già presenti sul mercato ma, al contrario, l’apertura del mercato attraverso l’ammissione alle gare di tutti i concorrenti per i quali si possa raggiungere un giudizio complessivo di affidabilità.

Il TAR ha quindi richiamato la giurisprudenza amministrativa sul punto

E’ stato così ribadito che “nelle gare pubbliche, laddove il bando di gara richieda quale requisito il pregresso svolgimento di «servizi analoghi», tale nozione non può essere assimilata a quella di «servizi identici» dovendosi conseguentemente ritenere, in chiave di favor partecipationis, che un servizio possa considerarsi analogo a quello posto a gara se rientrante nel medesimo settore imprenditoriale o professionale cui afferisce l’appalto in contestazione, cosicché possa ritenersi che grazie ad esso il concorrente abbia maturato la capacità di svolgere quest’ultimo” (cfr. da ultimo, Cons. Stato, sez. V, 18 dicembre 2017 n. 5944).

Analogamente, “quando la lex specialis di gara richiede, come nella fattispecie, di dimostrare il pregresso svolgimento di servizi simili, non è consentito alla stazione appaltante di escludere i concorrenti che non abbiano svolto tutte le attività rientranti nell’oggetto dell’appalto, né le è consentito di assimilare impropriamente il concetto di servizi analoghi con quello di servizi identici, considerato che la ratio di siffatte clausole è proprio quella di perseguire un opportuno contemperamento tra l’esigenza di selezionare un imprenditore qualificato ed il principio della massima partecipazione alle gare pubbliche” (Cons. Stato, V, 25 giugno 2014, n. 3220)”; cfr. anche T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. II, 18 novembre 2014, n. 2892.

traendone la conclusione per cui

In buona sostanza, sulla base di tali principi ermeneutici, la valutazione che l’amministrazione procedente è chiamata a fare ai fini dell’ammissione alla partecipazione alla gara deve essere ricondotta in termini complessivi, valutando tutti i servizi resi dal concorrente, a comprova delle proprie esperienze professionali, di tal chè possa essere considerata quale indice della idoneità tecnica e professionale alla corretta esecuzione del servizio oggetto dell’appalto.

Per l’effetto i Giudici hanno ribadito il principio che

“Laddove la lex specialis chieda ai partecipanti di documentare il pregresso svolgimento di “servizi analoghi”, la stazione appaltante non è legittimata ad escludere i concorrenti che non abbiano svolto tutte le attività oggetto dell’appalto nè ad assimilare impropriamente il concetto di “servizi analoghi” con quello di “servizi identici”, atteso che la ratio sottesa alla succitata clausola del bando è il contemperamento tra l’esigenza di selezionare un imprenditore qualificato ed il principio della massima partecipazione alle gare pubbliche, dal momento che la locuzione “servizi analoghi” non s’identifica con “servizi identici” (C.d.S, Sez. V, n. 5040/2018 e n. 3267/2018).

T.A.R. Veneto, Venezia, Sez. III, sentenza n. 1290 del 27 novembre 2019