Le giustificazioni non devono sfociare in “finanza creativa”

La pronuncia richiamata si inserisce nel filone giurisprudenziale che ha chiaramente indicato i limiti entro i quali possono ammettersi, in sede di giustificazioni circa la (non) anomalia dell’offerta, modifiche delle voci di costo indicate dall’operatore economico nell’offerta.

In particolare il Collegio, dopo aver analiticamente esaminato le giustificazioni offerte dal concorrente nel corso del subprocedimento, ha concluso che

la controinteressata abbia superato i limiti fissati dalla giurisprudenza con riferimento alla rimodulazione dell’offerta in sede di verifica dell’anomalia.

e, richiamando la recente giurisprudenza amministrativa, ha ribadito che

Invero, secondo la giurisprudenza è ammissibile un limitato aggiustamento di singole voci di costo purché tuttavia esso “trovi il suo fondamento in sopravvenienze di fatto o normative che comportino una riduzione dei costi o in originari e comprovati errori di calcolo o in altre ragioni plausibili…” (T.A.R. Milano, sez. IV, 28 agosto 2017, n. 1774; sul punto anche Consiglio di Stato, sez. VI, 21 maggio 2009, n. 3146).

e che

secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza, il concorrente sottoposto a valutazione di anomalia non può fornire giustificazioni tali da integrare un’operazione di “finanza creativa”, modificando, in aumento o in diminuzione, le voci di costo, pur mantenendo fermo l’importo finale (T.A.R. Lombardia-Milano, sez. I, 27 aprile 2018, n. 1140).

Ciò in quanto

L’offerta può subire limitati aggiustamenti in taluni dei suoi elementi, ma resta fermo il principio per cui, una volta presentata, l’offerta non è suscettibile di una radicale, arbitraria ed indiscriminata modificazione, pena la violazione della par condicio tra i concorrenti (cfr. tra le tante T.A.R. Lazio-Roma, sez. II, 26 settembre 2016, n. 9927).

(T.A.R. Piemonte, Torino, Sez. I, sent. n. 390 del 03/04/2019)