Non tutti i precedenti tributari rilevano ai fini dell’art. 80

La sentenza in esame si è occupata dell’ambito applicativo dell’art. 80, comma 4, del Codice, con specifico riferimento alla mancata dichiarazione in gara, da parte di un operatore economico, di un precedente “atto di contestazione ex art. 16 del d.lgs. n. 472 del 1997”.

Il Tribunale si è quindi interrogato circa la riconducibilità alla previsione normativa di un provvedimento emesso per mere violazioni dichiarative tributarie.

Nel decidere la controversia il Collegio ha anzitutto richiamato il disposto della legge

Giova richiamare il testo del quarto comma dell’art. 80 del d.lgs. n. 50 del 2016, dedicato ai motivi di esclusione: “Un operatore economico è escluso dalla partecipazione a una procedura d’appalto se ha commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti. Costituiscono gravi violazioni quelle che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse superiore all’importo di cui all’articolo 48-bis, commi 1 e 2-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Costituiscono violazioni definitivamente accertate quelle contenute in sentenze o atti amministrativi non più soggetti ad impugnazione. … Il presente comma non si applica quando l’operatore economico ha ottemperato ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe, purché il pagamento o l’impegno siano stati formalizzati prima della scadenza del termine per la presentazione delle domande”.

I Giudici hanno quindi rilevato che l’atto di contestazione a carico dell’operatore atteneva

alla violazione di un obbligo dichiarativo non incidente sull’importo dell’imposta da versare.

Pertanto il TAR ha desunto che

ciò che rileva in riferimento al disposto dell’art. 80, comma 4, d.lgs. n. 50 del 2016 è in sostanza l’oggetto dell’obbligo principale rimasto inadempiuto dal contribuente – ossia obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse – e non la natura lato sensu fiscale della normativa violata.

motivando l’interpretazione in base al tenore letterale della norma

Pur in assenza di specifici precedenti giurisprudenziali, in questo senso milita la stessa lettera del testo normativo in esame;

in primo luogo, il quarto comma più volte citato richiama le “violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse”, ed ancora considera violazioni gravi “quelle che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse” superiori ad un determinato importo.

Pertanto, il dato letterale assegna rilievo alle violazioni incidenti sul “pagamento”, ovvero sull’adempimento dell’obbligazione tributaria, e, quindi, sul quantum dell’imposta o tassa versata o da versare.

e, rispetto al secondo periodo della citata disposizione

il secondo periodo dello stesso art. 80, comma 4, parametra la gravità della violazione proprio all’entità dell’omesso pagamento di imposte o tasse e non all’entità delle sanzioni conseguenti ad eventuali violazioni; ne deriva che, diversamente opinando, verrebbe meno il parametro cui commisurare la gravità della violazione stessa ai fini dell’esclusione.

Conseguentemente il Collegio ha stabilito che

Sebbene l’art. 80, comma 4, d.lgs. n. 50 del 2016 attenga ai requisiti di onorabilità, operando pertanto sul piano della valutazione della moralità del partecipante alla gara, una diversa interpretazione del dato letterale della disposizione, tale da farvi rientrare violazioni attinenti alla totalità degli obblighi di natura fiscale e tributaria, dando rilievo genericamente alle “violazioni tributarie” a prescindere da ogni connessione con il “pagamento di imposte o tasse” apparirebbe in contrasto con il principio di tassatività delle clausole di esclusione e con il principio del favor partecipationis.

I Giudici hanno inoltre evidenziato che

l’ultimo periodo del comma 4, dell’art. 80 laddove vincola la regolarizzazione della posizione dell’operatore economico ai fini che qui interessano all’avvenuto pagamento o impegno vincolante al pagamento delle imposte o dei contributi previdenziali dovuti, “compresi eventuali interessi o multe” […] lungi dallo smentire la ricostruzione sopra proposta, sembra anzi avvalorarla, circoscrivendo l’ambito delle multe rilevanti a quelle connesse appunto al (mancato) pagamento delle imposte.

Infine il TAR ha ricordato che l’interpretazione esposta in sentenza è conforme alla normativa eurounitaria

anche le Direttive 2014/24/CE e 2014/25/CE utilizzano esclusivamente riferimenti alla “violazione degli obblighi relativi al pagamento di imposte” o al “mancato pagamento di imposte”; quindi l’esclusione, per quanto rileva in questa sede, è sempre connessa al mancato pagamento di imposte (si vedano l’art. 57, paragrafo 2, della Direttiva 2014/24/CE, relativo ai motivi di esclusione, nonché il punto 100 dei relativi considerando ed il punto 105 dei considerando Direttiva 2014/25/CE).

T.A.R. Umbria, Perugia, Sez. I, sentenza n. 548 del 04/11/2019

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