Nuovo codice: i criteri direttivi del disegno di legge delega

Il nuovo codice dovrà

restituire alle disposizioni semplicità e chiarezza di linguaggio, nonché ragionevoli proporzioni dimensionali quanto al numero degli articoli, dei commi e delle parole.

Nella seduta n. 48 del 28 febbraio 2019 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante “DELEGA AL GOVERNO PER LA SEMPLIFICAZIONE, LA RAZIONALIZZAZIONE,
IL RIORDINO, IL COORDINAMENTO E L’INTEGRAZIONE DELLA NORMATIVA IN
MATERIA DI CONTRATTI PUBBLICI”.

Il Governo sarebbe delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge,

uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni in materia dei contratti pubblici,

nel rispetto delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE, 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, e 2009/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, anche al fine di coordinare le predette disposizioni con la legge 7 agosto 1990, n. 241 e con il codice civile.

Il disegno di legge demanda al Governo la scelta fra adottare

  • un nuovo codice dei contratti pubblici in sostituzione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nonché del decreto legislativo 15 novembre 2011, n. 208,
  • ovvero modificare, per quanto necessario, i due testi vigenti.

Il disegno di legge delega è composto da 2 articoli (Principi e criteri direttivi, Disposizioni finanziarie) ed enuclea ben n.20 criteri direttivi.

Fra i 20 criteri direttivi si segnalano, in particolare, le seguenti lettere:

  • a) (…) garantire o migliorare la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa;
  • c) restituire alle disposizioni semplicità e chiarezza di linguaggio, nonché ragionevoli proporzioni dimensionali quanto al numero degli articoli, dei commi e delle parole, privilegiando, ove possibile, una disciplina per principi e indicando nella rubrica di ciascun articolo il corrispondente articolo delle direttive europee cui è data attuazione;
  • d) assicurare l’efficienza e la tempestività delle procedure di programmazione, di
    affidamento, di gestione, e di esecuzione degli appalti pubblici e dei contratti di
    concessione, al fine di ridurre e rendere certi i tempi di realizzazione delle opere
    pubbliche, compresi le infrastrutture e gli insediamenti prioritari per lo sviluppo del
    paese, nonché di esecuzione dei servizi e delle forniture, limitando i livelli di
    regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive europee;
  • e) eliminare i rinvii a strumenti di normazione secondaria diversi da quelli di cui al comma 7, fatta salva l’osservanza dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per ambiti specifici o tecnici o che necessitano di periodica revisione;
  • f) prevedere discipline opportunamente differenziate applicabili ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, nonché ai contratti da svolgersi fuori dall’Unione europea, ispirate alla massima semplificazione e rapidità, e una disciplina specifica per i contratti attivi;
  • g) promuovere la discrezionalità e la responsabilità delle stazioni appaltanti, anche nell’ottica di assicurare maggiore flessibilità nell’utilizzo delle procedure di scelta del contraente, fornendo alle medesime stazioni appaltanti misure e strumenti di supporto attraverso il potenziamento dell’attività di vigilanza collaborativa e consultiva delle competenti autorità amministrative indipendenti nonché delle altre amministrazioni pubbliche;
  • m) riordinare e riorganizzare l’attuale disciplina concernente le centrali di committenza e i soggetti aggregatori, con riferimento agli obblighi e alle facoltà inerenti al ricorso agli strumenti di acquisto e negoziazione messi a disposizione dagli stessi e provvedere all’introduzione di strumenti di controllo sul rispetto della disciplina in materia di razionalizzazione della spesa per gli acquisti delle pubbliche amministrazioni;

Ancora, sul tema dei controlli sugli operatori economici, la lettera r) del comma 2 dell’art. 1 chiede di

armonizzare, semplificare e razionalizzare la disciplina dei controlli, ad eccezione di quelli fiscali, sulle imprese e i professionisti,

prevedendo che:

  1. le attività di controllo siano svolte in modo da recare il minore intralcio possibile al normale esercizio delle attività, tenendo conto dell’esito delle verifiche e delle ispezioni già effettuate;
  2. sia esclusa la possibilità di reiterare controlli finalizzati alla verifica del rispetto di obblighi identici o di carattere equivalente, individuando modalità di coordinamento obbligatorio tra le diverse amministrazioni competenti per materia;
  3. le modalità di controllo e i connessi adempimenti amministrativi siano differenziati in base alla tipologia di attività svolta, alle sue caratteristiche, nonché alle esigenze di tutela degli interessi pubblici;
  4. sia assicurata la collaborazione con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità;

Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi in questione, il Governo potrà adottare uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive, nel rispetto della procedura e dei principi e criteri direttivi delineati.

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