Offerta in rialzo su singoli prezzi unitari ma complessivamente inferiore alla base d’asta: ammissibilità o esclusione?

Una recente pronuncia si è soffermata in merito all’ammissibilità, o meno, di formulare un’offerta in rialzo rispetto a singoli prezzi unitari, ma complessivamente inferiore alla base d’asta.

Prima di addentrarci nei profili motivazionali della sentenza, è giusto il caso di evidenziare che la gran parte della soluzione al quesito, come avviene in tutte le pronunce, muove dalle specifiche clausole della lex specialis e dai rilievi formulati dalle parti.

E’ partanto doveroso specificare che le conclusioni a cui è addivenuto il Collegio giudicante sono frutto di specifiche clausole presenti nella lex specialis che, qualora non apposte, avrebbero condizionato l’esito del giudizio.

Passando, ora, ai fatti in rassegna, l’appellante sostiene che

il riconoscimento della presenza nella legge di gara della sanzione espulsiva per le offerte al rialzo dei prezzi unitari prestabiliti

renderebbe nulla la relativa previsione per violazione del principio di tassatività delle cause di esclusione, non essendovi alcuna norma che vieta di presentare un prezzo unitario superiore a una singola base d’asta unitaria che non si risolva in uno sforamento della base d’asta complessiva, tale non essendo in particolare il divieto di cui all’art. 59, comma 4, lett. c), del Codice dei contratti pubblici, che riguarda esclusivamente il superamento dell’importo posto a base di gara.

La tesi sostenuta dall’appellante postula, dunque, in linea generale, l’indifferenza per la stazione appaltante delle singole voci di costo, a favore della esclusiva rilevanza del quantum dell’offerta economica complessiva.

Ad avviso del Collegio, invero,

tale indifferenza sussiste solo per le offerte economiche “a corpo” (categoria nella quale non rientra quella in esame) nelle quali l’elemento essenziale della proposta economica è esclusivamente l’importo finale,

e non le voci di costo che hanno concorso a formarlo, che restano, pertanto, fuori dal contenuto essenziale dell’offerta e quindi del contratto da stipulare, il quale copre l’esecuzione di tutte le prestazioni contrattuali (Cons. Stato, V, 26 ottobre 2018, n. 6119; 3 settembre 2018, n. 5161; 3 aprile 2018, n. 2057; VI, 4 gennaio 2016, n. 15; 4 agosto 2009, n. 4903; IV, 26 febbraio 2015, n. 963).

In conclusione, il Consiglio di Stato ritiene che ad oggi, la possibilità della stazione appaltante di dare rilevanza alle singole voci di costo offerte e di disporre conseguentemente l’esclusione delle offerte in aumento anche per dette singole voci, naturalmente previa predisposizione di una adeguata clausola nella lex specialis, non può ritenersi contrastante con l’art. 59, comma 4, lett. c), del d.lgs. n. 50 del 2016 (“Sono considerate inammissibili le offerte: […] c) il cui prezzo supera l’importo posto dall’amministrazione aggiudicatrice a base di gara, stabilito e documentato prima dell’avvio della procedura di appalto”),

sia perché la norma non la vieta, sia in quanto la stessa norma, come anche rilevato dal primo giudice, declina l’espressione “offerte” al plurale, in tal modo potendosi agevolmente riferire alle offerte riferite alle singole voci di cui si compone un appalto che la stazione appaltante, nell’esercizio della propria autonomia negoziale, abbia strutturato anche valorizzando i prezzi unitari.

In siffatta prospettiva, fermo restando il limite “esterno” di cui al citato art. 59, comma 4, lett. c), la eventuale fissazione di un tetto massimo di voci di prezzo unitarie, quale criterio ex ante e astratto, si rivela un limite “interno” che non può che essere proporzionale al primo e concorrere con esso, in quanto tale, al bilanciamento dei fattori prodotto o servizio e costo, in vista dell’identificazione della miglior offerta e indi dell’apprensione da parte dell’amministrazione della miglior utilità scaturente dal confronto concorrenziale, obiettivo che, nella logica del Codice dei contratti pubblici, non è meno significativo della tutela della spesa pubblica, di cui, anzi, costituisce un fondamentale aspetto.

Scarica Consiglio di Stato, sez. V, 23.12.2020 n. 8298