L’offerta simbolica

La rassegnanda pronuncia muove dall’appello proposto dall’originaria aggiudicataria della procedura avverso la sentenza, di primo grado, che la vedeva soccombente.

I fatti: il secondo graduato insorgeva avverso la decisione di ritenere l’offerta dell’aggiudicataria non anomala (senza nemmeno la richiesta di giustificazioni) ai sensi dell’art. 97 del d.lgs. n. 50 del 2016, non avendo superando i 4/5 del punteggio complessivamente previsto dalla lex specialis; infatti, proprio la Commissione giudicatrice, dopo aver attentamente valutato l’offerta dell’aggiudicataria, con particolare riguardo ai canoni di manutenzione Saas e di sicurezza informatica, in relazione ai quali aveva conseguito il massimo punteggio (7 punti : rispettivamente 4 + 3), avendoli quotati pari a 0,001 (un millesimo) all’anno, riteneva la stessa ammissibile.

I giudici di prime cure accoglievano il ricorso, con conseguente annullamento dell’aggiudicazione, inefficacia del contratto e subentro della ricorrente, statuendo

l’irrilevanza del giudizio di non anomalia dell’offerta, nell’assunto che un conto sia la sostenibilità complessiva dell’offerta, altro la sua formulazione artificiosa e fittizia che rivelerebbe l’assenza di alcun investimento in Saas (software as a service) e manutenzione per il mantenimento dei requisiti di sicurezza informatica.

Introitata la decisione sino al più alto grado di giudizio, il Collegio ha considerato come nella fattispecie controversa

la proposta “simbolica” dell’originaria aggiudicataria per il canone Saas (essenzialmente connesso alla distribuzione del software applicativo aggiornato) e per il canone di sicurezza informatica (concernente i mezzi e le tecnologie di protezione dei sistemi informatici) risultasse giustificata in ragione del fatto che in entrambi i casi era richiesta la fornitura di un’infrastruttura informatica dalla società già posseduta, senza pertanto necessità di indicare costi incrementali, per la disponibilità di un server già operativo, utilizzato per erogare tanti altri servizi in corso, e dunque ripartito tra gli stessi.

Il Collegio ha, pertanto, riformato la sentenza di primo grado, accogliendo l’appello, sull’assunto che

con riguardo al valore di un millesimo dell’offerta per i due canoni, giustificata in ragione delle economie di scala, occorre ricordare che sono componenti di una più articolata offerta, che, nel suo complesso, non è pari a zero,

e ricordando che

la giurisprudenza europea ha recentemente chiarito che anche un’offerta pari ad euro zero non ne consente il rigetto automatico, ma impone la sottoposizione al subprocedimento di verifica dell’anomalia, con richiesta all’offerente di spiegazioni in ordine al prezzo ed ai costi proposti (CGUE, IV, 10 settembre 2020, in causa C-367/19).

Scarica Cons. Stato, V, 23 novembre 2020, n. 7255