Principio di equivalenza: una lettura sostanzialistica

Si segnala una recente sentenza del Consiglio di Stato che affronta in maniera “sostanzialistica”, delineandone i contorni, il tema afferente al principio di equivalenza.

La sentenza è, inoltre, particolarmente ricca di richiami giurisprudenziali sul tema.

Innanzitutto viene ricordato come il principio di equivalenza

permea l’intera disciplina dell’evidenza pubblica e la possibilità di ammettere a seguito di valutazione della stazione appaltante prodotti aventi specifiche tecniche equivalenti a quelle richieste risponde al principio del favor partecipationis (ampliamento della platea dei concorrenti) e costituisce altresì espressione del legittimo esercizio della discrezionalità tecnica da parte dell’Amministrazione”

Il Collegio ritiene di non condividere una interpretazione restrittiva della norma, come prospettata dall’appellante, aggiungendo come neppure rilevi

la non conformità del prodotto offerto con quello delineato dalle specifiche tecniche

La giurisprudenza della Sezione ha, infatti, precisato che

“Il principio di equivalenza presuppone la corrispondenza delle prestazioni del prodotto offerto, ancorché difforme dalle specifiche tecniche indicate dalla stazione appaltante

Tale principio, prosegue il Collegio,

“è diretto ad assicurare che la valutazione della congruità tecnica non si risolva in una verifica formalistica, ma nella conformità sostanziale dell’offerta delle specifiche tecniche inserite nella lex specialis”.

Pertanto

“il criterio dell’equivalenza non può subire una lettura limitativa o formalistica ma deve, al contrario, godere di un particolare favore perché è finalizzato a soDdisfare l’esigenza primaria di garantire la massima concorrenza tra gli operatori economici: ovviamente l’equivalenza va ragguagliata alla funzionalità di quanto richiesto dalla pubblica Amministrazione con quanto offerto in sede gara, non certo alla mera formale descrizione del prodotto”.

Di particolare interesse la precisazione sulle specifiche tecniche, le quali, ad avviso del Collegio “…hanno, infatti, il compito di rendere intellegibile il bisogno che la stazione appaltante intende soddisfare con la pubblica gara più che quello di descrivere minuziosamente le caratteristiche del prodotto offerto dai concorrenti.

Pertanto, il prodotto può ritenersi equivalente laddove – pur essendo carente di taluno e/o taluni requisiti indicati nella lex specialis – nondimeno soddisfi alla stessa maniera l’interesse perseguito dalla stazione appaltante e, quindi, garantisca lo stesso risultato preventivato con l’introduzione della specifica tecnica.

In conclusione, deve ribadirsi, quindi, che

il giudizio di equivalenza sulle specifiche tecniche dei prodotti offerti in gara risulta legato non a formalistici riscontri, ma a criteri di conformità sostanziale delle soluzioni tecniche offerte: deve in altri termini registrarsi una conformità di tipo meramente funzionale rispetto alle specifiche tecniche indicate dal bando.

(leggi Consiglio di Stato, sez. III, 17.08.2020, n. 5063)