Quando un bando può essere eterointegrato dalla legge?

La pronuncia in esame ha ribadito i limiti di eterointegrazione della lex specialis di gara.

Nel decidere sulla doglianza di un operatore economico ricorrente che sosteneva (a fini espulsivi) la necessità di eterointegrare la legge di gara con la previsione di un particolare attestato per il personale da adibire al servizio oggetto di affidamento, il Collegio ha ribadito che

la giurisprudenza ha da tempo chiarito che l’eterointegrazione degli atti d’indizione è configurabile esclusivamente in presenza di norme imperative recanti una rigida predeterminazione dell’elemento destinato a sostituirsi alla clausola difforme o inesistente o lacunosa, sicché non ricadano sui concorrenti gli eventuali errori commessi dalla stazione appaltante.

Ciò significa che, in generale, all’eterointegrazione debba farsi ricorso in modo accorto poiché la legge di gara deve essere intesa secondo le regole dettate dagli articoli 1362 e seguenti del codice civile, alla cui stregua si deve comunque attribuire valore preminente all’interpretazione letterale, in coerenza con i principi di chiarezza e trasparenza, ex articolo 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Diversamente operando, si violerebbe anche il principio della tassatività delle cause di esclusione, che è chiaramente ispirato al principio del favor partecipationis (T.A.R. Puglia, Sez. I, 7 giugno 2018, n. 847; Cons. Stato, Sez. V, 30 giugno 2017, n. 3182; Sez. VI, 11 marzo 2015, n. 1250; Sez. V, 3 febbraio 2015, n. 512; Sez. III, 2 settembre 2013, n. 4364; Sez. V, 21 dicembre 2012, n. 6615; 5 settembre 2011, n. 4980).

(T.A.R. Puglia, Bari, Sez. II, sent. n. 235 del 13 febbraio 2019)

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