La natura del termine per provare i requisiti dichiarati

La sentenza in esame si è occupata, tra le altre questioni, della natura del termine, indicato nella lex specialis di gara dalla stazione appaltante, entro il quale il (proposto) aggiudicatario sia tenuto a depositare i documenti a comprova dei requisiti di partecipazione.

La sentenza muove dal ricorso, presentato dall’R.T.I. classificatosi secondo, avverso il provvedimento di aggiudicazione di una gara d’appalto per l’affidamento di servizi tecnici di progettazione con cui veniva censurata la mancata esclusione dell’R.T.I. aggiudicatario per aver depositato la documentazione che comprovava il possesso dei requisiti di partecipazione oltre il termine di 15 giorni fissato dalla stazione appaltante.

Il ricorrente, inoltre, si doleva del fatto che in tale circostanza l’aggiudicatario aveva inizialmente inoltrato dei documenti errati e solo in un secondo momento li aveva sostituiti con quelli corretti e attinenti alla procedura di gara e sosteneva che, in tal caso, la stazione appaltante avrebbe dovuto procedere alla sua esclusione e non all’attivazione del soccorso istruttorio.

Il Collegio, nel decidere la questione, ha anzitutto ricordato che

il nuovo Codice dei contratti pubblici, contenuto nel D.Lgs. n. 50/2016, diversamente da quanto prevedeva l’articolo 48 del previgente D.Lgs. n. 163/2006, non contempla più una disposizione che fissi un termine perentorio per la comprova da parte del concorrente dei requisiti di partecipazione.

Conseguentemente, come già affermato dalla giurisprudenza amministrativa, i termini all’uopo fissati hanno natura ordinatoria

in assenza di una espressa previsione normativa che sanzioni con la decadenza il superamento del termine, il termine riveste natura meramente ordinatoria o sollecitatoria (cfr., T.A.R. Campania – Napoli, Sez. VIII^, sentenza n. 4641/2016).

Quanto alle conseguenze, il T.A.R. ha poi specificato che

trattandosi di requisito di partecipazione […] l’Amministrazione non avrebbe potuto procedere all’esclusione del RTI offerente senza avere prima attivato il soccorso istruttorio procedimentale.

Tale assunto si desume dal fatto che

con la progressiva estensione da parte del legislatore delle ipotesi in cui opera il rimedio in questione, e con la chiara dequotazione dei vizi formali a favore di una impostazione maggiormente sostanzialistica della disciplina delle procedure di evidenza pubblica, devono oramai ritenersi non soggette a soccorso istruttorio solamente le incompletezze e le omissioni che attengono direttamente all’offerta tecnica o economica (cfr., C.d.S., Sez. II^, sentenza n. 2930/2017).

I Giudici hanno infine evidenziato, in punto di par condicio, che il ricorso al soccorso istruttorio è ammissibile poiché

Né, d’altro canto, può prospettarsi un’alterazione della par condicio competitorum, posto che il requisito di qualificazione o lo si possiede all’atto della presentazione dell’offerta o non lo si possiede, senza che abbiano rilievo eventuali sopravvenienze favorevoli.

(TAR Friuli Venezia Giulia, Trieste, Sez. I, sentenza n. 157 pubblicata l’11 maggio 2018)