Il rimborso delle spese di pubblicazione

In materia di pubblicazione dei documenti di gara l’art. 73, comma 4, del Nuovo Codice rimanda ad un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottarsi, d’intesa con l’ANAC, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del codice, per la definizione degli indirizzi generali di pubblicazione, al fine di garantire:

  • la certezza della data di pubblicazione
  • adeguati livelli di trasparenza e di conoscibilità, anche con l’utilizzo della stampa quotidiana maggiormente diffusa nell’area interessata.

Il decreto in parola dovrà individuare anche la data fino alla quale gli avvisi e i bandi devono anche essere pubblicati nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, serie speciale relativa ai contratti pubblici, entro il sesto giorno feriale successivo a quello del ricevimento della documentazione da parte dell’Ufficio inserzioni dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato.

Fino alla data che sarà indicata nell’emanando decreto, si applica l’art. 216, comma 11, D. Lgs. n. 50/2016, che, oltre a stabilire, appunto, la pubblicazione di avvisi e bandi anche nella GURI, serie speciale relativa ai contratti, prevede che, fino alla medesima data, le spese per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale degli avvisi e dei bandi di gara sono rimborsate alla stazione appaltante dall’aggiudicatario entro il termine di sessanta giorni dall’aggiudicazione.

La lettura della norma transitoria suggerirebbe, quindi, l’immediata operatività del rimborso delle spese di pubblicazione, più volte rimandata sotto la vigenza del Codice previgente. Ed, infatti, molte gare pubblicate nei giorni successivi all’entrata in vigore del Nuovo Codice, prevedono tale rimborso a carico dell’aggiudicatario, stimandone l’importo.

Se, però, si continua la lettura dell’art. 216, comma 11, sopraggiungono alcuni dubbi.

L’ultimo periodo del comma, infatti, recita: “ Fino al 31 dicembre 2016, si applica altresì il regime di cui all’articolo 66, comma 7, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nel testo applicabile fino alla predetta data, ai sensi dell’articolo 26 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, come modificato dall’articolo 7, comma 7, del decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210 convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2016, n. 21.”

Almeno due sono, infatti, le perplessità suscitate dalla disposizione:

  • la parziale ultrattività, a fronte dell’abrogazione sancita dall’art. 217 D. Lgs. n. 50/2016, del vecchio Codice 163, del quale rimane in vita l’art. 66, comma 7;
  • il richiamo al solo comma 7, indurrebbe a ritenere che sia stato invece abrogato il comma 7 bis dell’art. 66 che, proroga al 1° gennaio 2017 la rimborsabilità delle spese di pubblicazione, conformemente a quanto disposto dal comma 7 dell’art. 7 della Legge 25 febbraio 2016, n. 21, di conversione del d. Decreto Milleproroghe (decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210). Tale comma 7 del Milleproroghe, tuttavia, non essendo stato abrogato dal D. Lgs. n. 50/2016 (che ha invece espressamente abrogato il comma 1 del medesimo art. 7), può ritenersi tuttora valido?

Se tale ragionamento è corretto o minimamente condivisibile, come la mettiamo con la immediata rimborsabilità delle spese di pubblicazione disposta dal comma 11 dell’art. 216 del Nuovo Codice? E’ legittimo richiedere il rimborso fin d’ora o prevale la proroga al 1° gennaio 2017?

Sono questi i rischi dell’ipernormativismo, che contraddistingue in particolare la materia degli appalti pubblici.

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