Il RUP nel Nuovo Codice, nelle Linee Guida ANAC e nei SETTORI SPECIALI

A questa figura è dedicata una delle Linee Guida messe di recente in consultazione dall’ANAC, con il dichiarato scopo di

valorizzarne ed esaltarne il ruolo centrale nelle procedure di affidamento.

Ma, in realtà, anche senza voler attendere l’adozione delle Linee Guida e senza addentrarsi in articolati ragionamenti o collegamenti normativi che, senza dubbio, animeranno la dottrina dei prossimi mesi, la semplice lettura dell’art. 31 del Nuovo Codice già evidenzia, da sola, una maggiore ampiezza della norma rispetto a quella del corrispondente art. 10 del previgente Codice.

Se, quest’ultimo, infatti, attribuiva la nomina del RUP alle amministrazione aggiudicatrici, che, nella definizione datane dall’art. 3 del Codice 163, erano le amministrazioni dello Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici, gli organismi di diritto pubblico e le associazioni, le unioni, i consorzi, comunque denominati, costituiti da detti soggetti, l’art. 31 del Nuovo Codice attribuisce la nomina del RUP alle stazioni appaltanti che, ai sensi del suo art. 3, comma 1, lett. o), sono:

  • le amministrazioni aggiudicatrici, di cui alla lett. a);
  • gli enti aggiudicatori di cui alla lett. e);
  • i soggetti aggiudicatori di cui alla lettera f);
  • gli altri soggetti aggiudicatori di cui alla lettera g).

Pertanto, è la stessa definizione di “stazione appaltante” utilizzata dall’art. 31 che ne delinea l’ambito (più ampio) di applicazione soggettiva, senza più necessità di farvi rinvii espressi per estenderne l’applicazione, come invece ha continuato a fare l’ANAC nella Linea Guida quando richiama l’art. 114 in materia di settori speciali, già considerati dall’art. 31.

Si tratta, infatti, delle stazioni appaltanti rappresentate dagli enti aggiudicatori di cui all’art. 3, comma 1, lett. e), n. 1, del Nuovo Codice.

L’ampia formulazione della norma e la sua disciplina dettagliata, piuttosto, inducono ad interrogarsi sul senso del richiamo che la stessa fa, nel suo comma 3, alla L. n. 241/1990, che nulla aggiunge a quanto già previsto dall’art. 31. Richiamo che, invece, non ritroviamo nel successivo comma 10, che riproduce esattamente il comma 9 dell’art. 10 del vecchio Codice, ad eccezione appunto del richiamo che quest’ultimo faceva ai principi della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Si tratta di una mera dimenticanza o ha una valenza sostanziale volendo significare che, per le stazioni appaltanti che non sono pubbliche amministrazioni e enti pubblici, l’individuazione (non la nomina) dei soggetti cui affidare i compiti propri del responsabile del procedimento (non del RUP) può prescindere dai criteri di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza di cui alla L. n. 241/1990, restando vincolata alle solo norme e procedure dei propri ordinamenti interni?

E, poi, quali sono esattamente le stazioni appaltanti che non sono pubbliche amministrazioni e enti pubblici, per le quali – per espressa dichiarazione dell’ANAC – l’art. 31 non trova applicazione?

Senza dubbio, tutti quei soggetti che hanno una struttura, un funzionamento ed un ordinamento di tipo privatistico, quali ad esempio le imprese pubbliche, gli organismi di diritto pubblico in forma societaria e, in genere, tutti  i soggetti privati tenuti all’osservanza delle disposizioni del Codice.

Ma, se è così, cosa resta di quell’ampio ambito di applicazione soggettiva di cui si parlava sopra?

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